Le 5 caratteristiche che fanno di un vero imprenditore un imprenditore eccezionale (con molti esempi noti e non, anche italiani)

Giulio Ardenghi

Ci sono caratteristiche comportamentali e di pensiero che trasformano un vero imprenditore in un imprenditore eccezionale, un imprenditore cioè capace di costruire un impero e di mantenerlo (e di fare soldi). Ecco quali sono queste 5 caratteristiche, con tanto di esempi reali anche italiani.

Concludo la trilogia sulle qualità del candidato imprenditore, individuando i fattori chiave di successo per lanciarsi con consapevolezza e metodo nel mondo dell’imprenditoria new e classic.
Nel primo articolo ho messo in evidenza quali comportamenti base fanno dire che non sei adatto a fare l’imprenditore; nel secondo tratto dei diversi tipi d’intelligenza di chi fa imprenditoria. Il tutto con esempi pratici, attuali e concreti. Qui analizzo le doti che servono per uscire dalla media e distinguerti come vero imprenditore (o manager) globale, ricco e soddisfatto.

New Economy, monopolio USA?
Constato che esiste una grande differenza fra i grandi nomi, noti a tutti, dei fondatori dei GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon e possiamo aggiungerci anche Microsoft) e quello di fondatori di aziende italiane della new economy.

Gli italiani sono pochissimi. Tra questi ricordo il creatore dello studio di animazione marchigiano Iginio Straffi, diventato famoso nel mondo per aver inventato le popolarissime Winx. Straffi dice di sé di essere soprattutto un grande sognatore. Egli è riuscito a coniugare business e creatività, anzi il contrario. Oggi la sua azienda è un impero economico in continua crescita ed egli è riuscito ad avere un successo internazionale – anche se non non a livello dei GAFA. Perché?

Sylicon Valley come la Firenze rinascimentale?
Visitando più volte la Sylicon Valley e l’Università di Stanford percepisco un’atmosfera di ricerca costante, di innovazione che va oltre l’ovvio, e con una comune caratteristica: tutte le invenzioni sono UTILI, ma non sempre belle. E’ forse bello Facebook? O Google? O Amazon? O un software? No, sono utili e funzionali.

Steve Jobs aveva di certo capito l’importanza del bello innovativo e che quindi il Mac dovesse essere in grado di dire “Hello” e essere di design, così come l’i-Phone è progettato con app, luminosità, caratteri e confezione studiati per essere anche belli.

Noi italiani siamo capaci di creare cose belle: moda, arredamento in tutte le sue estensioni, persino output tecnici come i freni gialli o rossi della Brembo, per non parlare delle dream car, delle barche, degli occhiali, dell’architettura e del design. Ricordo un collega ingegnere che di fronte al nuovo motore dell’Alfa Romeo 156 esclamò:” Bello!”.

C’è chi paragona la Sylicon Valley alla Firenze rinascimentale per l’atmosfera di creatività che le caratterizza. Ma Firenze ha creato cose belle nelle arti, le invenzioni tecniche innovative di Leonardo non hanno mai funzionato. E’ stata la pittura a renderlo famoso. Quindi il candidato imprenditore italiano, se vuole fare tanti soldi e ottenere un successo che travalichi i confini nazionali o qualche milione di euro, deve avere la capacità di creare cose belle, molto belle, uniche, straordinarie, stupende, splendide, magnifiche, incantevoli, avvenenti, affascinanti, attraenti, seducenti, piacevoli, gradevoli, deliziose, eleganti, armoniose, equilibrate, ben fatte, armoniche, sexy.

La fantasia al potere
Ho volutamente esagerato con gli aggettivi proprio perché credo che per diventare imprenditori italiani ricchi e di successo internazionale occorra avere fantasia. Gli stereotipi non sono sempre acqua calda.

Ci sono grosse imprese italiane che hanno il mondo come mercato, Ferrero ad esempio, il cui ovetto è anche bello, i Rocher sono buoni e belli da vedersi nella carta color oro.
John Elkan non è certo noto nel mondo come Mark Zuckenberg (che è anche più ricco). Mentre Armani, uno degli uomini più ricchi d’Italia, è noto in tutto il mondo perché crea il bello.

Logico che raggiunte certe dimensioni, alla fantasia occorre abbinare una grande capacità di gestire i collaboratori che sono a capo dei processi d’impresa principali (commerciale, produzione, logistica, acquisti, sistemi ICT, gestione del personale e dei clienti, post vendita) e la finanza.

Le 3 qualità essenziali del neo imprenditore di successo
Cos’è la fantasia? La Treccani dice: “Facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no a una realtà”. Parole simili a quelle di Straffi.

Cos’è la creatività?
Sempre la Treccani scrive: ”Virtù creativa, capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia. In psicologia, il termine è stato assunto a indicare un processo di dinamica intellettuale che ha come fattori caratterizzanti una particolare sensibilità ai problemi, la capacità di produrre idee, l’originalità nell’ideare, la capacità di sintesi e di analisi e la capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze.

Alla fine non esiste una grande differenza. Il termine fantasia a volte viene disprezzato dagli imprenditori in quanto sembra più evanescente. La genialità, sempre in Treccani, è un’“Eccezionale vivacità inventiva e creativa”. E così abbiamo sintetizzato.

Genialità, Gusto, Grinta
Il pretendente imprenditore italiano deve possedere come doti personali: genialità, gusto e grinta.
Per grinta intendo la capacità di focalizzarsi su un obiettivo, di portare a compimento, presto e bene, un progetto, di competere senza inibizioni con le convinzioni degli altri, di agire per la conquista di un regno (go big or go home). Le tre qualità base per un neo imprenditore fanno parte dell’intelligenza. Che non è di un solo tipo. Il mix e la rilevanza dei tre fattori chiave cambia in funzione del tipo di intelligenza che il candidato imprenditore possiede.
Go Big or Go Home
Fra queste qualità “in pectore” devono emergere per un candidato imprenditore italiano in cerca di successo internazionale e di lauti guadagni quanto già evidenziato: “Sei geniale? Hai gusto? Hai grinta?”. Se sì, lanciati. Corri per diventare grande (o vai a casa).

Perché le start up italiane non diventano vere aziende grandi? Esse dovrebbero scale-up, crescere più in fretta. Partono bene e poi quelle che sopravvivono rallentano, in quanto chi le gestisce è convinto che la dimensione “familiare” non gli faccia perdere il controllo. Vero, ma non fa guadagnare molti soldi. Inoltre, l’abuso del termine start-up, che è la prima fase di un’impresa, sembra avere assunto il significato di piccola azienda.

Questo cambiamento di significato crea confusione. Si apre un’azienda e la prima fase è quella di partenza (start-up). Segue la fase di sviluppo dove la maggior parte delle aziende in start-up non arriva nemmeno. Questo per dire che il candidato o neo-imprenditore deve avere le competenze dell’imprenditore (tautologia) non dello startuppista, quest’ultimo forse abile a lanciare, ma non a sviluppare un’azienda.

Nel business della global technology dove agiscono i giganti americani (oltre che cinesi e indiani dietro l’angolo), ci vogliono imprenditori molto ambiziosi e un ambiente finanziario e di servizi collaterali sviluppati. Un gruppo di amici, miei clienti, per lo sviluppo di una start up sono giunti (io d’accordo, anzi propulsore) alla conclusione di trasferirsi a Londra dove 19 start up hi-tech hanno raccolto finanziamenti per 100mio di dollari. Anche la Germania (v. Rocket Internet fondo con 420mio di dollari), con in particolare Berlino (Zalando), è una buona piazza anche se non ancora confrontabile con Londra.

La conoscenza delle tecnologie esponenziali (cioè quelle ad altissima accelerazione) è ormai d’obbligo. Così come avvalersi di un business coach efficace per entrare in uno stato mentale (e pratico) che moltiplica le performance, la velocità decisionale, la resilienza.

I candidati imprenditori nella tecnologia hanno una media di 30 anni o meno (i millenials).
Gli italiani hanno una spinta naturale all’imprenditoria, ma piccola, familiare, che sta in piedi con capitali insufficienti per lo sviluppo. Di solito, dalla mia esperienza pratica, essi vedono più le complicazioni che le opportunità della crescita. Forse l’ambiente italiano ha un sistema finanziario ed esperti di business non all’altezza delle esigenze di crescita delle aziende promettenti.

Questo è sicuro, è oggettivo. Ma il genio è una qualità dell’uomo (e della donna): con esercizi pratici si possono sviluppare per 5 le capacità d’apprendimento e di collegamento fra informazioni.
Vuol dire che il lunedì hai fatto tutto il lavoro di 5 giorni. Ricerche di Mc Kinsey su CEO (Amministratori Delegati) lo hanno dimostrato.

Magari qualche tuo concorrente è già avanti, e non hai alternative – se vuoi tenere il passo sugli indici di produttività – se non cominciare a fare sul serio anche tu.”

Un mio giovane cliente (I.E.G.) si è trasferito a Denver (Co) per iniziare l’avventura imprenditoriale che lo ha portato in pochi anni a costruire un’azienda di air duct cleaning che copre ormai tutti gli Stati dell’ovest americano. Non avrebbe mai potuto espandersi così in Italia. Il suo viaggio non è ancora finito. La grinta non gli manca. Abbiamo lavorato insieme sullo stato mentale necessario a vincere ansia e paura e ricercare con grinta e piacere il successo.

Vorrei citare come esempio di azienda geniale e grintosa la Hacking Team di Milano che agisce nel delicato settore dell’offensive cyber security e ha clienti in tutto il mondo. Ma è stata essa stessa oggetto di attacco hacker nel 2015 con furto di informazioni segrete, rivelate su social media e da WikiLeaks.

Persino l’ONU si è interessata all’azienda di Milano per verificare un eventuale uso improprio degli output da lei forniti a paesi che non brillano per il rispetto delle libertà individuali. Non entro in dettagli in quanto è una società opaca. “Il totale dei ricavi (presunti) rivelati supera i 40 milioni di Euro. Dal processo sembra però che siano transitati su conti offshore contratti per centinaia di milioni di dollari”. Mi preme segnalare che anche Hacking Team ha cercato di farsi acquistare da capitali esteri, sauditi in particolare. Sembra che sia tutto sospeso. Raro trovare un’azienda italiana geniale e grintosa che voglia diventare grande quotandosi in borsa.

Discontinuità (salti quantici)
Unire tecnologia (robotica e stampa in 3D ad esempio), psicologia e management è la sfida di questi anni, non solo per l’imprenditore (manager), ma anche per chi svolge la mia professione.
Afferma Steven Kotler: ”Non bisogna pensare di migliorare del 10%, ma di dieci volte, cioè del 1.000 per cento. Nel primo caso infatti il miglioramento è incrementale, e per ottenerlo punto sugli stessi strumenti, tecnologie e processi che uso di solito (io nel business coaching efficace, ndr). Per migliorare di 10 volte, invece, bisogna mettere in discussione tutto, cambiare prospettiva e punto di vista, e puntare sulla creatività e sull’innovazione”; ovvero su genio, gusto e grinta. CVD.

Imprenditori di successo
I giovani imprenditori di ML engraving hanno saputo trasformare una piccola azienda semi artigianale in un punto di riferimento mondiale nell’uso del laser per incisioni di stampi.
Bello il payoff aziendale “Laser or nothing”. Chiaro, forte, preciso, distintivo. Testimonia chiarezza di posizionamento. Coincidenza vuole che Mercedes Benz, nemmeno un anno dopo, abbia ‘inventato’ “The best or nothing”.

Questi giovani hanno grinta, hanno inventato il DRE (Design Rendering Engineering) geniale e oggi servono clienti/marchi di fama internazionale per i quali il gusto è un fattore competitivo.

Geniale e grintoso è anche il Direttore Generale di un’azienda che commercializza e produce pavimentazioni in tutta Europa: ha raddoppiato il fatturato in due anni, grazie anche a un team affiatato: back office, ebanisti, area manager, agenti. Oggi si appresta a varcare un limite di fatturato e di utile sino a poco tempo fa nemmeno immaginabile. Logico che in “camera caritatis” gli ho fatto sognare di sedersi con i suoi futuri colleghi di Confindustria.

R.A. il gusto lo mette nella scelta dei materiali, delle lavorazioni, dei colori, ma anche nel merchandising e nella comunicazione digitale. Ha voluto e ottenuto un sito bellissimo e funzionale che aiuta la lead generation per tutte le azioni di digital marketing. Dovessi dire quale delle 3 caratteristiche lo renda un fuori classe, direi la grinta. Egli è capace di dosare l’hard e il soft in funzione degli interlocutori e delle situazioni di business. Ha abolito la parola problema in azienda. Ragiona per soluzioni ed è velocissimo ed accurato nelle implementazioni, non dando nulla per scontato. Ricerca le differenze che fanno la differenza e non vuole sentire cose ovvie. Già le conosce.

Il caso dell’edilizia è molto significativo. Chi si è spostato verso la bioedilizia e il lusso (genio e gusto) vende, i costruttori che non hanno innovato, invece, boccheggiano.

Tipico è il caso di un cliente che vende soprattutto a clienti scandinavi bio-residenze, con ottime rifiniture in località attraenti (laghi, mare, montagna). Con un approccio di marketing basato su un processo ben collaudato e con continue innovazioni sia di customer care che di “filosofia” dell’acquisto, egli ha saputo ricavarsi una nicchia redditizia e in continua espansione. E’ il mio primo cliente che ha scoperto la mindfulness (intuitivamente).

Ci siamo confrontati al riguardo, abbiamo sviluppato un piano e oggi applica la mindfulness sia nel proprio stile imprenditoriale e manageriale, sia nel posizionamento della sua impresa, sia nella comunicazione online e offline. I risultati che ci aspettiamo sono possibili proprio perché il suo stato mentale è eccellente per performance straordinarie. Complimenti.

5 caratteristiche imprenditore eccezionale_2

Ritorniamo al candidato imprenditore che vede e sente la propria sfida con paura, titubanza, pigrizia, sfiducia negli altri, con conformismo, che non sa che tipo d’intelligenza lo caratterizza, e che non accetta l’insegnamento di chi è già imprenditore e fa soldi: genialità, gusto e grinta superano tutti gli ostacoli.

Alcuni imprenditori italiani sono abili nel creare piccoli gioielli sia nell’hi-tech, che nella realizzazione di software. Queste piccole, ma avanzatissime, realtà solleticano l’appetito di colossi come Amazon che ha appena acquistato Nice, softwarehouse di Asti fondata da Beppe Ugolotti e Andrea Rodolico. Hanno accettato un’offerta irrinunciabile, capendo che da soli non avevano le forze per diventare grandi.

Un’opportunità da non perdere (genio + gusto)
Mi sono sempre chiesto durante i miei viaggi di lavoro perché mi devo trascinare con scomodità il carry-on per tutto l’aeroporto, e quando faccio viaggi lunghi l’unica cosa capace di farmi venire l’ansia è aspettare che la mia valigia esca sul nastro trasportatore. “Non la vedo, non c’è”. Intanto altri passeggeri scaricano e vanno. “Non appare, vedrai che sarà l’ultima”; “Non l’avranno persa ad Abu Dhabi spero?” Dopo 25′ la vedo spuntare, ma sarà la mia o il modello mi confonde con quella di un altro passeggero? Che stress.

Finalmente con genialità e gusto ora la tecnologia può rendere più comodo il tutto: una start up israeliana, Nua Robotics, ha messo a punto una valigia in grado di seguire da sola il proprietario, proprio come un cagnolino. Ha una telecamera incorporata che serve a capire dove si trova il proprietario, abbinata all’utilizzo della tecnologia Bluetooth per far comunicare con lo smartphone del viaggiatore, e un sistema di antifurto che serve a evitare che della nuova libertà di movimento dell’oggetto “smart” non se ne approfitti magari qualche malintenzionato. Se ci aggiungono un piccolo GPS per la localizzazione siamo a posto.

E’ un prototipo, ma mi auguro che Roncato (o altro produttore italiano di valigeria) sia sul pezzo e che lanci una bella proposta per i frequent flyer. Soprattutto mi auguro che non sia l’americana Samsonite (leader mondiale) ad appropriarsi per prima di questa applicazione geniale.

Una sfida da vincere
Fino a pochi anni fa il televisore era al centro del soggiorno e l’arredamento prevedeva uno spazio apposito. Oggi i millenials e la generazione x non guardano più i programmi sul televisore e trasmessi via tv, ma utilizzano device mobili per scegliersi cosa vedere. Questo porterà a una modifica degli arredi. Mi auguro che i nostri produttori di mobili si adeguino a questi nuovi comportamenti con un design bello e innovativo. La voce export del settore è rilevante.

Top Secret: distacco
Pochi, forse nessuno, nei corsi di formazione (o di leadership) per chi ha in mente di lanciare una start up, parla di una skill che agli alti livelli del management e del business è utile, direi indispensabile: il distacco. Un vero imprenditore di successo o un top manager deve prendere decisioni che necessitano freddezza e velocità, efficacia e risolutezza.

Io dico ai miei clienti che un 30/40% di distacco è il minimo che un manager deve avere se vuole entrare nella stanza dei bottoni, di più se vuole essere un numero uno. Lo stesso discorso vale per l’imprenditore. Facciamo un esempio noto: Steve Jobs non era uno stinco di santo. Univa alla creatività e alla visione una grossa dose di “assertività” come riportano collaboratori, biografie e film.

Tutti i fondatori dei GAFA (Google, Amazon, Facebook e Apple) alla genialità e alla grinta uniscono la capacità di fare le mosse giuste per l’acquisizione di altre aziende, di rubare talenti professionali ad altre Company, di spremere le competenze come limoni, di esigere una dedizione totale da parte dei collaboratori. Ancora più in grande, sono abili nell’ottimizzare la fiscalità.

A casa nostra, Sergio Marchionne ha fatto pulizia in Fiat della vecchia guardia senza pensarci due volte, promuovendo giovani di talento o assumendo gente nuova, preparata, internazionale e non interessata ai giochi politici e alle cordate. Così come ha detto bye-bye a Montezemolo. Si è tolto da Confindustria. Affronta il sindacato senza timori. Ha rimixato le unità produttive nel mondo. E ha fatto le scarpe a PSA (Peugeot- Citroen), anch’essa interessata a Chrysler.

Non pensare che il distacco serva solo in cima all’Everest. Anche l’imprenditore di PMI a volte si tiene in casa dipendenti che sono solo un peso, che non si sono adeguati alle nuove tecnologie digitali e che alla fine sabotano il clima aziendale.

Un mio cliente si è tenuto in casa un capo vendite che nei primi anni aveva portato nuovi clienti e sul cui fatturato aveva una buona provvigione. Dopo 7 anni continuava a prendere la medesima provvigione anche se i clienti erano ormai acquisiti e nemmeno li visitava più, o assai raramente. Abbiamo proposto una riduzione di 3 punti della provvigione su questi clienti perché le rendite di posizione sono un’area di comfort e non motivano, ma portano a una sorta di chiusura, di auto protezione a scapito del dinamismo nella ricerca di nuovi clienti. Il mio cliente non aveva il giusto distacco emotivo e ha pagato per anni una finta tranquillità emotiva a discapito del conto economico. Poi, si è risvegliato e ha agito.

Un altro cliente, mosso dall’intenzione di aiutare professionisti in difficoltà e, forse di circondarsi di yes men riconoscenti, assumeva responsabili di reparto che alla resa dei conti non erano adatti alla posizione. Ne ha cambiati 5 in un paio d’anni, sinché ha capito che il suo spirito, per certi versi apprezzabile, in azienda non funzionava. Finalmente, con un’opportuna selezione è riuscito a trovare un dirigente capace di far funzionare il reparto. Ma questo è avvenuto quando si è reso conto che doveva lasciar perdere l’emotività coinvolgente, e adottare un atteggiamento più distaccato e oggettivo.

Con i dovuti modi e con tutte le garanzie del caso è meglio intervenire, piuttosto che far crescere la cancrena che può mettere a repentaglio l’azienda, piccola o media che sia. A volte trovo più complicato agire in una PMI che in una grande azienda. Perché ritrovo nelle piccole unità imprenditoriali i medesimi ostacoli che in quelle più grandi, ma almeno in queste esiste una struttura funzionale su cui agire e appoggiarsi.

Venditori che hanno performance inferiori alla media, che non sposano i nuovi valori dell’azienda, che non studiano, non si aggiornano, non sono digitalizzati e pensano di vendere tutto perché 10 anni fa era così, beh rallentano lo sviluppo dell’impresa.

Cosa deve fare un Direttore Commerciale dopo aver sparato tutte le cartucce possibili in termini di incentivi, affiancamenti, motivazione, formazione? (assicurati che i clienti – anche se pochi – siano dell’azienda e non dell’agente, il CRM serve anche per questo).

Altro esempio di un responsabile area che non governava i propri agenti e che non raggiungeva mai gli obiettivi concordati. Bravissimo nelle “prediche”, era in azienda da anni rilanciando ogni volta, con promesse, il proprio ruolo. Ruolo che non era essenziale alla luce dei fatti. Gli è stato proposto dal Direttore Vendite di fare l’agente e non più il responsabile area. Probabilmente anche la persona coinvolta si è liberata di un peso che non poteva reggere.

Illuso è il manager di medio livello che pensa di diventare Direttore solo contando sulle proprie competenze. Quelle sono dei given. E’ scontato. Occorrono diplomazia, capacità di networking, un certo opportunismo e il distacco che permette, senza patemi d’animo, di liberarsi o allontanare i nemici interni o esterni e attrarre gli amici.

Non è di oggi la formula promoveatur ut amoveatur. Manager promosso e inviato in una filiale secondaria come Country Manager. Faccio un esempio reale. Il Vice President di una multinazionale citata da Forbes fra le più grandi al mondo, da responsabile dell’area IMEA (India, Middle East, Africa) è finito a fare il country manager in Algeria. I casi sono due: o in Algeria c’è un enorme progetto da realizzare oppure lo hanno messo “in castigo”. Chi ha preso la decisione di sicuro non ha pianto, non si è commosso. L’ha presa e basta basandosi su elementi significativi.

Il distacco ti permette di non essere coinvolto emotivamente nelle decisioni “risolutive”. Inoltre, azionare il distacco q.b. (quanto basta) ti permette di mantenere la tua posizione, di difenderla. E’ molto più difficile rimanere al top che arrivarci.

Logico, devi portare risultati, ma per questo hai tutta la struttura aziendale su cui agire. Hai gli aspiranti a posizioni più elevate su cui premere (essi pensano ancora che basti raggiungere gli obiettivi per fare carriera). Un giorno, se sono svegli, o se si faranno affiancare da un business coaching efficace, capiranno la realtà.

Essere ascoltato in un CDA richiede la consapevolezza di ciò che hai e di ciò che puoi perdere.
E allora devi proteggerti e prepararti ad avere sempre un’alternativa di reddito. Occupare alte posizioni in azienda ti porta in contatto con mille opportunità. Pensare al bene dell’azienda e al proprio lo vedo normale. Bada bene, non sto parlando di violazioni del codice penale (ci mancherebbe altro!), ma di non trascurare anche i propri interessi collateralmente. Senza calpestare l’orto altrui. A meno che tu non sia fortissimo.

Le regole del gioco
E’ etico? Fa parte delle regole del gioco. O le accetti o cambi posizione o professione. Se sei in grado di cambiare tu le regole, di sicuro non lavorerai contro te stesso. Ai vertici è come essere in un ordine “monastico” con regole e riti definiti. Ma il piacere più profondo è riuscire a modificare, almeno in parte, il mondo secondo la tua visione. Il distacco va esercitato con una certa eleganza. Non brutalmente.

Il CEO che si occupa di ottenere fondi per finanziare la ricerca e sviluppo e intanto ne usa una parte per cambiare macchine industriali, fa quello che conviene di più. Sai che il parco macchine industriali delle nostre aziende è vecchio e influenza negativamente sia il numero di unità prodotte che il loro costo, con ripercussioni negative sulla competitività verso l’estero.

Altro che distacco in quella Pmi che fa bulloni e che assume solo extracomunitari perché accettano orari e remunerazione che un italiano rifiuterebbe. L’errore sta nel non avere limiti e di tracimare nell’illegalità. Allora non parliamo di Imprenditori, ma di “prenditori”. Di cui non mi occupo. L’errore sta nell’avere una fame insaziabile, allora il gioco diventa pericoloso.

Io mi riferisco al distacco che ti permette di raggiungere risultati aziendali e personali, di mantenere e allargare il tuo potere, di essere cercato dai rampanti (che utilizzerai e spremerai al massimo, con reciproca soddisfazione). Esistono alternative? Certo, ma credi che Cucinelli davvero si sia posizionato con successo utilizzando la filosofia come valore solo perché ne è appassionato? Geniale.

D’altra parte non è stato il medico a prescrivere al candidato imprenditore (o manager) di diventarlo.

Il segreto meglio custodito (il segreto delle élite)
Da un certo livello in su, si fa carriera, si diventa grandi imprenditori, si gestisce il vero potere e si guadagna molto se si viene cooptati dai Grandi. Qui entrano in ballo altre due skills che rivelo solo ai miei clienti che sono pronti e che vogliono davvero sfondare il tetto di cristallo che li separa dal vero potere. Ma questa è un’altra storia. Anzi è l’unica via per divenire parte delle élites.

Ti metto una pulce nell’orecchio. Ma tu credi che la sfilza di motori euro 4, 5, 6 siano stati costruiti per abbattere gli inquinanti? Sì? Allora sai che differenza c’è nelle emissioni di ogni motore.
Oppure sono anche una strategia per assicurarsi che il possesso medio di un’auto non sia lungo? Che spinga alle sostituzioni?

Di certo i capitani d’azienda non hanno seguito corsi online sulla leadership o letto qualche libro usa e getta sull’ auto-motivazione. Ma o frequentano master internazionali o si fanno affiancare da un business coach efficace o studiano e si confrontano con un loro panel di riferimento. Guardano in su e in largo, non in basso verso l’ombelico. Da tempo suggerisco la frequenza, anche stagionale, della Singularity University dove oggi si studia il futuro.

Accelerare per crescere
Aborro le incubatrici di start up. Non insegnano a diventare grandi, a conquistare il mondo, un “regno”, come già detto. Non formano la personalità dell’imprenditore, non selezionano.
Occorre invece aiutare chi gestisce le Start-up e le PMI a farle crescere, a conoscere il mondo della finanza internazionale e del vero business con l’affiancamento di professionisti di successo e competenti.

Ci sarà un motivo se digitando sylicon valley incubator trovo 265k link e se digito sylicon valley accelerator ne trovo il doppio. I cosiddetti “business angel in Italia”, salvo rarissime eccezioni, investono appena appena per non soffocare la start up, magari segnalata da un parente. Ci vogliono milioni di euro per crescere e conquistare il mercato. E una personalità, plinto di base, che rispecchi quanto scritto sino ad ora. Se no è solo una cloud di vapore d’acqua.

Anche se pianissimo, qualcosa si muove pure in Italia, e il vero imprenditore sa che piccolo non è bello, ma solo piccolo. Quindi, va bene proporre corsi, libri, video tutorial, sui metodi per lanciare una start-up.

L’ importante è:
• capire se hai la stoffa dell’imprenditore moderno, oppure no;
• se hai l’intelligenza e le skills per creare qualcosa di utile, redditizio, unico o se stai disperatamente inventandoti un’occupazione,
• se hai le competenze descritte, la fortissima grinta di rendere grande la tua impresa e quindi di poter accedere a capitali per lo sviluppo. O, se sei un manager, di volere il vero potere, per poter potere.

Il mio compito da business coach efficace è sì quello di portare a galla e rinforzare caratteristiche personali e competenze in ottica business per raggiungere i risultati stabiliti, ma anche quello di non nascondere le evidenze in caso contrario. Sempre lavorando nel rispetto morale e valoriale del cliente e della mia etica professionale.

Se hai uno o più tipi d’intelligenza del vero imprenditore e anche le 5 skills qui rivelate, ti posso aiutare concretamente per realizzare il tuo progetto, presto e bene. Se invece non hai tutte le caratteristiche illustrate in questo articolo, ti posso aiutare comunque a creare una grande azienda (come ce ne sono ancora troppo poche in Italia). Ci vorrà più impegno, metodo, tempo.
Contattami senza impegno (leggi le testimonianze degli altri clienti e la mia autobiografia se vuoi farti un’idea di chi sono).

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