Creare una start up di successo: da dove iniziare

Giulio Ardenghi

Da dove si inizia per creare una start up di successo? Qual è il “segreto“ più nascosto da cui dipende? Finalmente la verità, tutta la (sorprendente) verità. Nel primo dei tre articoli della serie “Come creare una start up di successo”.

Secondo dati del 2003 di Infocamere/Movimprese, in Italia solo una start up su 3 supera i primi 3 anni; non sono molto incoraggianti neppure i dati del dipartimento del Bureau of the Census Usa: nel periodo dal 1992 al 2002 dopo 5 anni solo 1 azienda su 2 risultava ancora attiva (il grafico qui sotto l’ho prelevato da Small Business Trends un sito americano).

grafico tasso sopravvivenza start up americane dal 1992 al 2002

Al momento non sono disponibili dati aggiornati, ma sono certo che il grafico sopra riportato sarebbe ancora più inquietante se includesse anche il 2008.

È interessante notare che questo dato è transculturale, colpisce anche le aziende create da cittadini stranieri residenti in Italia, seppure estremamente dinamici e determinati nel creare nuove imprese.

Delle start up che restano la maggioranza sopravvive, cercando di resistere faticosamente.

Poche sono quelle che prosperano e che riescono a crescere anche nei momenti di crisi economica, che assumono laddove gli altri licenziano, che “delocalizzano” al contrario (dalla Cina all’Italia), che hanno successo proprio nei settori più in crisi.

Di queste voglio citare alcuni esempi di micro, piccole e medie start up.

Astorflex, Yoox, Paypal, Global Engineering, Digg, Youtube, Facebook, Twitter, Blogger, Novamont.

La Novamont detiene un migliaio di brevetti nel settore chimico tra cui in particolare alcune nel settore delle plastiche biodegradabili prodotte con olii vegetali.

Novamont, media impresa, è in crescita accelerata.

E ancora Yoox leader nel mondo di moda e design creativo multimarca, Astorflex che ha recuperato mestieri antichi per fare calzature italiane in Italia (atossiche, resistenti ed economiche), di PayPal con crescite vertiginose, di Dada operante nel campo della comunicazione digitale, di Piquadro, azienda bolognese specializzata in articoli da viaggio e per il business, di Infofinax, che fornisce supporto decisionale nella prevenzione del rischio sul credito commerciale.

Cos’è che fa la differenza? Quali sono i fattori che fanno di una start up un successo o un fallimento umano, professionale, economico?

Tra le aziende già da tempo sul mercato che fanno profitti ed espandono il business considerando la crisi come un’opportunità: Grimaldi (Ferry Cruise), il Gruppo Loccioni (unica azienda di medie dimensioni completamente italiana a figurare nella classifica “The great place to work-Italia”); Technogym, Illy, Bolzoni il maggiore produttore europeo di attrezzature per carrelli elevatori, Muji che sviluppa e vende nuovi, semplici, eleganti e confortevoli prodotti tra i più vari (arredamento, cartoleria, borse da viaggio ecc.) a prezzi ragionevoli tenendo sempre presente l’impatto ambientale, la qualità e il valore dei prodotti piuttosto che della marca.

La Global Engineering non è certo un colosso, anche se compete con successo con imprese molto più grandi, nel settore delle pitture e delle vernici per l’edilizia pubblica e privata e nel settore dei rivestimenti ecoattivi per le infrastrutture civili.

“Prodotti ecoattivi che aiutano il pianeta e migliorano la qualità della tua vita” è la sua mission. Utilizzando la scienza applicata delle nanotecnologie ha creato prodotti fotocatalitici a base di biossido di titanio che abbattono gli elementi inquinanti, sono antibatteriche e antisporco.

Da non trascurare che non costano di più di prodotti tradizionali durano più a lungo e fanno risparmiare anche sui costi di manutenzione.

La Global Engineering ha ricevuto il premio per l’Innovazione Amica dell’Ambiente e numerosi altri riconoscimenti.

Ha depositato 11 brevetti internazionali e sviluppato l’esclusiva tecnologia P.P.S. (Proactive Photocatalytic System) che rende unici i suoi prodotti permettendole di competere a livello internazionale.

Ha come partner un colosso americano della chimica nella l’R&D (Research & Development, in italiano Ricerca e Sviluppo). A dimostrazione che quando si ha un’idea vincente i “grandi” sono accessibili e collaborativi.

La Global Engineering Annovera fra i propri clienti Autobrennero, Autostrada dei Fiori, Gruppo Pirelli, Ferrovie dello Stato, Autogrill, Barilla, Ospedali Humanitas, Nuovo Polo Fieristico Milano–Rho.

Ha realizzato opere per molte amministrazioni pubbliche da Bari a Napoli, a Firenze, Roma, Parma, Bolzano. È attiva all’estero con realizzazioni e test nel Regno Unito, Singapore, Usa, Dubai, Cina e Francia.

Cos’è che fa la differenza? Quali sono i fattori che fanno di una start up un successo o un fallimento umano, professionale, economico?

GLI ATTEGGIAMENTI VINCENTI DI CHI AVVIA UNA START UP

Analisi, studi ed esperienze vissute in prima persona mi hanno insegnato che tutti gli imprenditori di start up di successo hanno in comune questi atteggiamenti:

  • atteggiamento di critica costruttiva, (e proprio per questo) non giudicante, verso se stessi e il proprio operato;
  • atteggiamento di gratitudine verso di sé e di chi sta vicino anche per piccoli successi ottenuti;
  • atteggiamento di riconoscimento verso di sé per aver imparato una cosa nuova (ad esempio la stesura di un conto economico, di un piano marketing, di una newsletter ecc.);
  • atteggiamento entusiastico nell’apprendere continuamente;
  • atteggiamento entusiastico verso la propria indipendenza, autonomia e libertà operativa;
  • atteggiamento comprensivo ed empatico verso le persone che ancora non ti supportano o ti osteggiano (si comportano così perché sono sinceramente preoccupate per te);
  • atteggiamento entusiastico nel creare qualcosa di proprio, con la tua testa e con le tue mani;
  • atteggiamento flessibile per apportare modifiche in corso d’opera o per mettersi in discussione;
  • atteggiamento di dedizione, non sacrificio, verso il lavoro (spesso all’inizio) senza orari;
  • atteggiamento assertivo nel mostrare le proprie competenze, senza eccedere, verso gli interlocutori (clienti, fornitori), e senza la necessità di affermarsi a tutti i costi (tipico di chi si disistima e vuole nascondere le proprie debolezze);
  • atteggiamento di grande e continua attenzione per non perdere la lucidità che permette di sentire se quello che stai facendo è giusto e sano per te;
  • atteggiamento di apertura mentale e interdisciplinare;
  • atteggiamento di disponibilità a intraprendere strade nuove;
  • atteggiamento di propensione al rischio;
  • atteggiamento costruttivo verso gli errori che sono vissuti come esperienze che fanno parte del processo di apprendimento continuo (perciò le persone di successo pianificano anche gli “errori” e la gestione degli errori facendo in modo che le perdite non siano gravi, che si possano riparare velocemente e che la lezione imparata possa diventare il prossimo grande business);
  • atteggiamento di rispetto e riconoscimento per il lavoro degli altri (anche dei concorrenti).

La ricerca continua del Sacro Graal del successo nel business, della pietra filosofale che trasforma una start up in una impresa di incredibile successo (magari una delle Fortune 500) è il motivo del proliferare di articoli, corsi, libri, seminari, siti web, blog, programmi di coaching e via dicendo.

Eppure non è così difficile.

  • Non è l’idea
  • Non è il mercato
  • Non è il servizio o prodotto
  • Non è la strategia di marketing
  • Non è la motivazione
  • Non sono gli atteggiamenti
  • Non sono i soldi
  • Non sono le relazioni “giuste”
  • Non è la tecnologia
  • Non è l’intelligenza
  • Non è l’istruzione
  • Non sono le competenze
  • Non sono le capacità
  • Non è la passione
  • Non è l’intuizione
  • Non è la genialità

La verità è che anche se tutti questi elementi sono importanti, essi non sono sufficienti (anche se alcuni sono necessari: hai indovinato quali?).

Scegliere un’attività che non è allineata con i tuoi valori, o è addirittura in contrasto, è una sentenza sicura di fallimento.
Infatti tutti questi elementi possono svilupparsi solo in presenza dell’ALLINEAMENTO.

L’ALLINEAMENTO, IL PILASTRO FONDAMENTALE PER CREARE UNA START UP DI SUCCESSO NEL TEMPO

Nessuno degli atteggiamenti vincenti, né delle capacità e competenze necessarie al successo può essere sviluppata se manca l’allineamento: l’allineamento tra i tuoi valori, le tue convinzioni, le tue passioni, le tue aspirazioni e l’idea che hai di una vita appagante sotto tutti gli aspetti (economico, etico, spirituale ecc.).

Nella pratica, l’allineamento permette di creare la tua start up come tu sei, in modo che sia la tua piena espressione.

Scegliere un’attività che non è allineata con i tuoi valori, o è addirittura in contrasto, è una sentenza sicura di fallimento.

Il prezzo da pagare può essere altissimo, per te, per i tuoi famigliari, per i tuoi dipendenti e per i tuoi collaboratori.

Creare per forza un lavoro che contrasta con le proprie convinzioni profonde, che non è centrato, identificato con il vero sé, che in fondo in fondo non piace è IL RISCHIO NUMERO UNO da evitare.

IL PROFILO DI CHI SI LANCIA IN UNA START UP

Esistono milioni di pagine web, decine di migliaia di libri, centinaia di migliaia di articoli che parlano di start up e di come diventare imprenditori di se stessi.

Molti rinforzano i miti sull’imprenditore di successo, ricordando figure come Bill Gates, entrate nella mitologia del business. Citano i pochissimi casi in cui con poco denaro investito ci si è trovati multi milionari in pochi anni.

L’imprenditore di successo è descritto come se fosse un supereroe dalle qualità incredibili: leadership, carisma, forte determinazione, genio, intuizione.

Non ci sono evidenze quantitative che dimostrino con i fatti che chi possiede questi tratti abbia più successo di altri.

Nel suo libro The illusion of entrepreneurship Scott Andrew Shane scrive che contrariamente a quanto troverai in molti libri o siti web, l’imprenditore di una start up ha in realtà questo profilo tipo:

  • 40enne (anche molti precari giovani ci tentano);
  • sposato con moglie che lavora;
  • ha fatto l’università ma spesso non si è laureato;
  • ha trascorso la maggior parte della sua vita là dove intende far nascere la sua impresa;
  • cerca di vivere meglio, non di costruire un business ad alta crescita;
  • ha lavorato precedentemente nel settore in cui vuol far nascere il proprio business;
  • non ha caratteristiche psicologiche particolari (anche se è interessante cercare su Google quanti ti propongono test per capire se hai il profilo dell’imprenditore di successo);
  • ha cambiato spesso lavoro;
  • ha perso il lavoro o è rimasto disoccupato;
  • ha guadagnato meno negli ultimi anni da dipendente o ha perso status;
  • ha un passato “movimentato” (ha fatto molti lavori);
  • il livello di istruzione conta (più è alto, più c’è predisposizione a creare un proprio business);
  • conta anche il settore di studi;
  • l’esperienza acquisita come lavoratore (professionista o manager) dipendente vale molto.

E, aggiungo io, donne che hanno superato l’età per proporsi nel mondo del lavoro dopo qualche anno di assenza dal mondo “produttivo”.

Non è vero che il suo fine principale è fare tanti soldi, diventare famoso, migliorare la comunità, affrontare nuove sfide e trasformare la sua passione nel suo lavoro.

Nella maggior parte dei casi, molto più semplicemente, non vuole più lavorare per gli altri e vuole essere lui o lei a determinare il suo stile e tenore di vita (tempo libero e soldi).

È proprio per questo che le start up falliscono (nel peggiore dei casi) o sopravvivono faticosamente (nel migliore).

Non si può creare una start up solo per sopravvivenza, per dimostrare di valere, perché si è stanchi di essere dipendenti da un capo, perché internet e i giornali parlano di quanti soldi si possono guadagnare on line e delle meravigliose vite di gente che mostra case da sogno, macchine strepitose e una quantità inimmaginabile di tempo libero da dedicare a se stessi e alla propria famiglia.

Creare e far crescere una start up di successo non è sempre facile, non è sempre divertente, non è sempre gratificante, non è sempre veloce, non crea profitti all’inizio ma richiede solo risorse: di tempo, di soldi, di impegno mentale ed emotivo. Continue.

Già non è facile quando si è allineati, diventa una disfatta (sotto tutti i punti di vista) quando la si crea per le ragioni sopra elencate.

LE FASI PIÙ DELICATE E CRITICHE DEL PROCESSO DI CREAZIONE DI UNA START UP

Dalla mia esperienza come manager e come coach di professionisti, manager, imprenditori (uomini e donne), le fasi più critiche e delicate di una start up, anche per le persone più determinate e grintose, sono tre:

PRIMA DI INIZIARE, CAPIRE COSA VUOI VERAMENTE ED È PIÙ GIUSTO PER TE.

Qui utilizzo tecniche sperimentate nel tempo e in continuo perfezionamento per rilevare quale allineamento ci sia fra vera vocazione e intenzione di business.

In modo ancora più sottile e profondo rilevo quali sono i tuoi veri valori, il tuo mondo anche inconscio e la correlazione con la tua idea di business.

Con metodo e rispetto vado a verificare convinzioni, a smottarle o a verificarne la solidità.

A capire se la volontà è basata su un’esigenza congiunturale o su solide basi.
A portare in evidenza conseguenze e responsabilità. Senza mai nascondere i riflessi e le conseguenze sulla vita personale, famigliare, di relazione.

La consapevolezza di tutti gli aspetti che dovrai affrontare è un primo passo importante ma non sufficiente se non accompagnato da una determinazione a fare, ad agire con costanza, pazienza e dedizione.

Ti assicuro che l’entusiasmo si spegne velocemente di fronte a un computer di cui non sai usare bene i programmi di base, di fronte a un partner finanziario che sai fin da ora che vuole profitti dopo tre mesi dalla partenza del business.

Di fronte a decisioni dalle conseguenze importanti, di fronte al tuo tempo che è sempre di meno e meno “libero”, di fronte alle vacanze saltate, di fronte ai malumori del tuo/della tua partner perché si sentono trascurati e via dicendo (non voglio ulteriormente infierire).

Quindi solo con un verificato allineamento di tutte le tue risorse (mentali, spirituali, emozionali, fisiche, consce e inconsce) sei in grado di partire con il piede giusto e con un sorriso consapevole.

“Grazie per avermi fatto capire che era la cosa giusta per me. Avevo tante idee in mente. Un vulcano di idee, ma non sapevo quale era la più giusta per me. Grazie a te ho fatto la scelta giusta e ne ho subito avuto la conferma… con un successo strepitoso.”

Philip P. giovane imprenditore nei fashion items

ALL’INIZIO, QUANDO LA START UP È STATA CREATA, E NON È PIÙ POSSIBILE TORNARE INDIETRO (A MENO DI GROSSE PERDITE)

Sai quello che hai lasciato ma non quello che troverai; la nuova struttura non è ancora abbastanza robusta da farti sentire al sicuro, non hai ancora la sensazione di essere approdato sulla terra ferma, le acque tumultuose dell’incertezza ti lambiscono ancora le gambe. Ti stai impegnando al massimo ma non vedi i risultati (oppure sono al di sotto delle aspettative).

È un momento molto critico. Soprattutto se prima eri un manager, un dirigente o un dipendente.

Sorgono domande quali: “Ma chi me lo fa fare?”, “Ma ne vale poi la pena?”, “Tutto questo sforzo per cosa? Non ho visto ancora niente!” “Volevo fare lo stilista e mi tocca leggere i bilanci!”.

Ma anche esasperazioni dovute ai nuovi compiti: “Passo ore al computer. È estenuante”. “Nooooo… Fa che non ho perso il file su cui ho lavorato tutto il pomeriggio!”

“Ho poco tempo e mi sento sovrastato da tutte le cose che devo imparare.” “Volevo essere più libero e ora faccio anche il lavoro che faceva la mia segretaria…”. “Devo assumere un collaboratore o in questo momento è una mossa azzardata?”, “Come faccio a capire se la partnership che mi hanno proposto è la scelta giusta?” “In quale azione di marketing devo investire?” E via dicendo.

E qui le tentazioni sono:

  • piantare tutto;
  • allinearsi alla mediocrità (e resistere finché si può);
  • riprendersi (se è ancora possibile) il vecchio lavoro, cercare un altro lavoro in un’altra società, anche una ONG (come se fosse facile!);
  • delegare tutto (cioè abdicare), ma costa e comunque non tutte le competenze si possono delegare (e anche solo quelle di base sono molte), ma soprattutto rinunci al potere sulla tua start up, sul tuo sogno (la peggiore delle sconfitte).

    “Se ti avessi incontrato tre anni fa… nel momento peggiore per il nostro progetto… Dopo aver investito soldi, energie e speranze, nel momento in cui il portale è stato lanciato ci siamo accorti che avremmo dovuto ripensarlo daccapo… Veramente un brutto momento. Non sapevamo cosa fare, se mollare tutto (con tutto il finanziamento da restituire… ) oppure andare avanti, ma stavolta con pochissime risorse e senza certezze… (alla fine però la scelta fatta si è rivelata quella vincente, ma quanta pena…)”
    Creatore e responsabile di uno dei più famosi portali della rete

ADAGIARSI CERCANDO DI CONSERVARE LO STATUS QUO QUANDO LE COSE COMINCIANO AD ANDARE BENE

C’è una terza fase critica che si verifica quando si iniziano a vedere i primi risultati.

Il neo imprenditore, comprensibilmente, dopo tanti sforzi, tanto impegno e investimento di denaro e tempo è irresistibilmente tentato dal rilassarsi.

Ho citato in un altro articolo il caso di un’imprenditrice che, vedendo il cash flow aumentare, ha incominciato a concedersi sempre più periodi di vacanza o di assenza dall’azienda, così come acquisti di beni di lusso sottraendo capitale dalla ricerca, dall’innovazione continua, dal miglioramento del servizio al cliente.

Attua strategie più conservative, meno faticose, tendenzialmente di mantenimento dello status quo ottenuto.

L’azienda entra in stagnazione, si perde il controllo delle attività, il contatto con i fornitori e con i clienti.

I dipendenti non si sentono guidati, né motivati.

Il neo imprenditore fa compromessi sulla qualità, aumentano i reclami, diminuiscono gli ordini.

È una fase con molti risvolti psicologici e umani di cui si deve essere consapevoli per prepararsi a riconoscerla e a superarla.

Anche in questo caso il mio servizio esclusivo di business coaching efficace per le start up ti aiuta a riconoscerne i sintomi e ad agire su di essi riconfermando le motivazioni profonde che ti hanno spinto, all’inizio, a far nascere il tuo amato e sognato business.

Evitare la stagnazione vuol dire innanzitutto riconfermare il tuo allineamento, celebrare i risultati che hai ottenuto finora e con rinnovata soddisfazione richiamare il tuo spirito indomito, quello spirito che ti ha portato sin qui e che è sempre in scalpitante attesa di riprendere il viaggio verso nuovi, eccitanti e irresistibili traguardi.

“Stavamo perdendo il controllo della nostra società e non sapevamo neppure che avremmo dovuto riprendere nelle nostre mani la nostra azienda (pensavamo di aver delegato, invece avevamo abdicato). Col tuo competente e “pressante” affiancamento abbiamo capito cosa fare e ci siamo tirati su le maniche. Grazie molte.”

Presidente Prestigiosa Organizzazione per lo sviluppo personale e manageriale, facente parte di un network internazionale.

COSA PUÒ FARE IL BUSINESS COACHING EFFICACE PER LE START UP

Conosco benissimo, grazie soprattutto alle esperienze vissute in prima persona sia come manager che come coach, cosa significa, a tutti i livelli, avventurarsi nella realizzazione di un’idea imprenditoriale, ed è per questo che ho messo a punto un servizio di business coaching efficace specializzato per le start up che ti aiuta, con un metodo sperimentato nel tempo, in continuo miglioramento e dai risultati VELOCI e MISURABILI, a conoscere la distanza tra lo stato attuale e lo stato desiderato NECESSARIO e a COLMARLA DEFINITIVAMENTE.

  • A vedere e a sentire, sin dall’inizio, se ciò che hai in mente corrisponde, oppure no, ai i tuoi valori, le tue qualità personali, le tue aspirazioni, i tuoi interessi e le tue reali competenze;
  • A confermare se la tua intenzione si basa su una reale vocazione;
  • A mettere in luce le conseguenze della tua scelta, a livello personale, famigliare, sociale;
  • A sentire se ciò che intendi fare è “ecologico” (cioè rispettoso del tuo sé) e sano per la tua vita;
  • A vederti nella tua nuova attività e tirare fuori ciò che senti veramente;
  • A renderti consapevole delle responsabilità che ti assumi verso di te e chi ti sta vicino;
  • A gestire la transizione fra ciò che lasci e ciò verso cui ti stai muovendo;
  • A renderti consapevole che è un momento delicato in cui si possono incrinare relazioni e rapporti consolidati.

Tutti, anche le persone più determinate e appassionate hanno dubbi, bisogno di confrontarsi con uno specialista competente che empatizza, ma riesce a mantenere un lucido distacco per condurti e affiancarti nel tuo viaggio, che ha strumenti che si adattano con rigore a te e alla tua attività.

Per questo motivo, almeno all’inizio di un rapporto di collaborazione, non faccio consulenze via internet o telefoniche.

La posta in gioco è troppo importante. Necessita di un contatto faccia a faccia, empatico, con una comunicazione leale in cui il linguaggio del corpo rivela la verità, a mettere in luce le tue vere convinzioni.

Occorre entrare nei dettagli, creare un rapporto di grande fiducia che si costruisce anche con la condivisione di uno stesso spazio fisico.

In una comunicazione a distanza questa magia, necessaria perché il coaching sia efficace, non può avere luogo.

Occorre un accurato lavoro per assicurarsi che tu sia ben equipaggiato (da tutti i punti di vista) per affrontare quest’appassionante ma impegnativa avventura e che tu possa vivere questo impegno (a volte duro) senza logorarti, come il mezzo per realizzare il tuo sogno non più sogno, ma ormai progetto realizzabile.

E ORA LA VERITÀ FINALE… L’ALLINEAMENTO NON È TUTTO.

Anche l’allineamento non può avere luogo se non si è sviluppata l’autostima.

Autostima intesa non nel senso comune del termine, ma come concetto e consapevolezza di sé che non dipende né dalle capacità, né dalle competenze; non dai risultati economici e nemmeno dai riconoscimenti sociali, ma da cui invece hanno origine tutti gli elementi del successo di cui ho scritto.

Uso tecniche e metodi specifici sperimentati, ti faccio lavorare sia sulla tua intelligenza razionale che su quella emozionale.

Dobbiamo far emergere ciò che non è palese: le false convinzioni, gli atteggiamenti autosabotanti, i modelli vincolanti; dobbiamo essere certi che anche il tuo mondo interiore sia in armonia con ciò che la mente ha elaborato.

Facendo attenzione, perché la mente “mente”.

Una volta “risanato” e “ripulito”, possiamo far emergere le tue innate risorse, le tue qualità sopite o dimenticate nel tempo.

Creare il tuo valore, scoprire la tua identità originale, integrare tutte le tue parti e i tuoi aspetti.

Questo è il processo che uso per fare di te stesso il tuo miglior amico e collaboratore, il tuo miglior consulente e consolatore. Il tuo punto di riferimento e la tua pietra miliare.

Senza autostima non puoi intraprendere un’attività impegnativa, assumerti la responsabilità delle tue azioni, affrontare le difficoltà, gioire dei successi e ringraziare per gli “insuccessi” che ti portano esperienza e saggezza.

L’IMPORTANZA DELLA STIMA DI SÉ NELLA PRATICA DI UNA START UP

Cosa succede al candidato imprenditore all’inizio di un progetto di start up?

Deve affrontare le critiche degli altri, le ansie, le paure delle persone vicine (“Hai lasciato un posto sicuro, ora come facciamo con il mutuo?”).

I rapporti con i famigliari potrebbero sfibrarsi o diventare tesi.

Deve gestire i rapporti con eventuali partner, a volte troppo incombenti a volte assenti.

C’è la trafila burocratica spesso logorante, l’uscita di nuove norme, lacci e laccioli legali da superare.

Affrontare situazioni impreviste, come: contratti interrotti inaspettatamente, ritardi nel credito, condizioni finanziarie che cambiano. Far fronte a spese inaspettate.

Non deve abbattersi e abbandonare il campo se i tempi e le azioni non vanno secondo quanto pensava.

Deve colmare incompetenze e imparare dagli errori, ammettendo a se stesso l’inesperienza senza incolpare “gli altri” (tipico di chi non ha stima di sé) e rendendosi disponibile a imparare, presto e bene, materie nuove (per esempio l’analisi di bilancio, l’uso dell’internet marketing, la gestione dell’IVA, ecc.).

Meglio perdere 10.000 euro subito che 100.000 domani per testardaggine o paura di perdere la faccia o la reputazione nel proprio ambiente e lo status sociale.
Cambiare rotta velocemente se trova scogli insormontabili. La sua resilienza è messa a dura prova ogni giorno.

Deve avere la disponibilità a prestarsi anche per lavori operativi di base.

Imparare all’inizio a lavorare da solo e soffrire la solitudine

Deve essere determinato, costante, curare di persona tutti i dettagli.

Essere tenace.

Avere capacità di concentrazione sul focus, di non farsi distrarre dalle false sirene e riconoscere i millantatori che vogliono vendergli competenze generiche o inesistenti.

Deve essere disponibile a imparare da chi ha già attraversato queste fasi con successo.

Deve saper assumere la responsabilità delle proprie azioni e valutarne le conseguenze a livello professionale, personale, famigliare e sociale.

Deve eccellere in quello che fa per stabilire nuovi standard e superare la concorrenza od offrire un prodotto/servizio dalle caratteristiche uniche.

Non è mai finita. Deve essere disponibile a rinunciare o posticipare le ferie, a lavorare senza orario e anche nei fine settimana (almeno all’inizio).

Ci vuole pazienza, molta pazienza e fiducia in sé se non arrivano subito i risultati.

Chi non ha autostima getta la spugna. È evidente.

Deve mantenere la propria lucidità e prevedere una strategia di uscita (exit strategy) in caso di flop annunciato.

Meglio perdere 10.000 euro subito che 100.000 domani per testardaggine o paura di perdere la faccia o la reputazione nel proprio ambiente e lo status sociale.

La vita dell’imprenditore all’inizio è dura, faticosa, a volte solitaria.

Un dato del 2002 (sempre dal libro di Shane) dice che quasi il 25% delle nuove imprese è costituito da una sola persona.

Che deve fare tutto da sola.

Un altro dato americano mette in luce come chi si è lanciato in una start up corra il rischio, dopo 10 anni, di guadagnare meno che se avesse mantenuto il posto precedente da dipendente.

Chi ha successo fa molte cose diverse rispetto a chi fallisce o si accontenta.

Chi ha disistima di sé non ha che l’imbarazzo della scelta per scegliere quando e come “lasciare”.

Chi si stima si guarderà allo specchio e, onestamente, valuterà se e come continuare.

Ma non prescinderà dall’eccellenza se deciderà di proseguire.

Questo momento molto critico (soprattutto se affrontato da solo/sola) arriva quando si è già fatta molta fatica per realizzare le basi, ma ci si accorge che il lavoro inizia proprio da quel punto.

”Non è mai finita”.

Ciò che si sente è simile ai sintomi di uno shock post-traumatico: fatica fisica, senso di spossatezza, difficoltà di concentrazione, di elaborazione di pensieri complessi, irascibilità, debolezza, voglia di stare da soli, apatia.

Io lo dico, lo esplicito, lo faccio presente dall’inizio, perché è etico per chi si occupa di business coaching non nascondere nulla al cliente.

Ovviamente intervengo per risolvere la situazione riportando la vera domanda “: Ma questo progetto ti piace veramente?” e, con un approccio morbido, sperimentato ed esclusivo, riverifico l’allineamento dei tuoi valori con la tua vocazione dichiarata.

Forse non ti sei mai sentito così totalmente ascoltato come quando, seduto sull’ampia e confortevole poltrona color carta da zucchero del mio studio comincia ogni nostro incontro.

Nel mio studio quieto (i doppi vetri cancellano ogni rumore esterno), luminoso, accogliente, discreto ti sentirai subito a tuo agio (tutti i miei clienti possono confermarlo), libero di muoverti come vuoi (puoi spostare la poltrona, camminare senza scarpe sullo splendido parquet) e scegliere l’illuminazione che più ti piace (le luci sono regolabili).

Per le mie tecniche “segrete” (e molto, molto efficaci) che ho chiamato “Il corpo che parla e guida” ho progettato la “stanza del cielo”, una stanza in cui un’intera parete è completamente ricoperta di pannelli che riproducono un meraviglioso cielo azzurro con bianche e soffici nuvole.

Ho progettato tutto perché la tua esperienza sia unica, speciale così come TU sei unico/unica e speciale (anche se forse ancora non lo sai).

Non ti lascio mai solo o sola, ti supporto e ti incoraggio nei momenti di difficoltà e ti spingo a riconoscere anche i piccoli successi che dai per scontati.

Io ci sono sempre, in qualsiasi momento tu abbia bisogno di un confronto, di chiarirti un’intuizione, di trovare le energie per superare una situazione difficile e inaspettata.

Conosco la fatica che stai facendo.

Ti aiuto a ricaricare le batterie e a recuperare le risorse.

So capire quando è il momento di una pausa.

Per riprendere fiato. Per rilassarti o andare a divertirti o dedicare tempo alla tua famiglia.

Per poi riprendere con rinnovata energia.

Sono dalla tua parte. Gioisco dei tuoi successi e partecipo alla tua soddisfazione.

La mia esperienza, le mie competenze, il mio metodo, le mie tecniche, la mia sensibilità, il mio “pragmatismo col cuore”… sono a tua disposizione per aumentare le tue probabilità di successo nel nuovo business ma anche nella tua (nuova) vita.

All’inizio fisseremo insieme i tuoi obiettivi e i parametri oggettivi (anche di tempo) per poter misurare i risultati effettivi del mio programma di coaching efficace.

Potrai così valutare oggettivamente il ritorno del tuo investimento.

Gli indicatori del raggiungimento dei risultati, saranno ritagliati su misura del tuo progetto, delle tue caratteristiche, delle tue richieste, e sui termini della nostra collaborazione.

Questo dà a te sicurezza sul valore dell’investimento che stai facendo, e a me anche utili feedback per la mia reputazione professionale (solo ciò che è misurabile si può migliorare), oltre che un grande stimolo a fare sempre meglio.

Se desideri maggiori informazioni, iscriviti alla newsletter o richiedi un preventivo di collaborazione usando il modulo contatto che trovi nel sito

Servizio di Business Coaching efficace per aziende e organizzazioni

Altri articoli che potrebbero interessarti

Creare una start up di successo: come scegliere l’attività che fa per te

Creare una start up di successo: dal business plan al business model

Intervista a Marco Muffato – da giornalista a imprenditore nel settore della formazione finanziaria via web

Diventare imprenditrice di successo con soddisfazione professionale e personale

Intervista a Daniele Mongiardini – Come realizzare un’idea imprenditoriale di successo con meno di 1000 euro

Creare una start up: quando e perché non lanciarla

Nella mente dei miliardari, impara dai grandi uomini del business

CONDIVIDI
Giulio Ardenghi
Giulio Ardenghi