La vera leadership? Non è per tutti

Giulio Ardenghi

Cos’è la leadership? Quali sono le qualità di un vero leader? Chi sono i leader di oggi? E basta seguire qualche corso per diventarlo? Leggete, aspiranti leader.

Oggi esistono più corsi di leadership che leader.

Sembra che proprio tutti possano insegnare e imparare la leadership.

La lamentela più diffusa fra imprenditori e top managers è che mancano i leader.

“La nostra classe dirigente è scadente e mancano veri leader” si legge sui giornali, sui blog, si sente in tv. Ma come, con tutti i coach, i consulenti e i formatori che fanno surf su quest’onda?

C’è confusione sul vero significato di questa parola stra-abusata.

C’è chi si è sforzato di sostituirla col termine Arte del Comando, chi ha tentato di identificare le qualità specifiche di un leader arrivando a fare una lista di buon senso applicabile a un dirigente di prima nomina, a un quadro con responsabilità di coordinamento, a un professionista con un pugno di collaboratori.

Hanno creato schemi, diagrammi, piramidi valoriali, se no non è scientifico. Esistono, poi, 2 milioni (!) di titoli che declinano il management in “n” modi. Alla ricerca affannosa di distinguersi, e tutti menzionano la leadership.

Apprezziamo e rispettiamo lo sforzo. Non esiste un libro sulla leadership scritto da un vero leader. Lui la applica.

Facciamo un po’ di chiarezza e pulizia.

L’ARTE DEL COMANDO

Comandare significa dare ordini. Arte del comando è sinonimo di leadership militare. Un concetto essenziale è l’integrità, oltre alla tenacia, al coraggio e alla determinazione. L’orgoglio di appartenenza è molto sviluppato.

Ogni reggimento, ogni corpo militare ha il proprio motto.

Dallo sfidante “to dare to win” (osare per vincere) delle famose SAS inglesi, al più mesto e nefasto “usi obbedir tacendo e tacendo morir”, molto esplicativi della diversa scuola di comando.

Da “legio patria nostra” della Legione Straniera interpretazione del diversity managemet, al “Semper Fidelis” dei Marines USA, al simile “Nei Secoli Fedeli” dei nostri Carabinieri, che forse non si fidavano di un avverbio di tempo indefinito.

Persino i motti delle accademie militari sono utili per capire cosa distingue l’arte del comando dalla leadership, per esempio West Point: “Dovere, Onore, Nazione” a Saint Cyr: “Sono istruiti per vincere”. Onore, Fedeltà, Vittoria non sono fra i termini più comuni delle scuole di management. E non sono materie di studio, ma valori e comportamenti.

La Scuola di Guerra dell’esercito italiano menziona fra i propri fini lo sviluppo delle qualità manageriali e di comando, quindi fa una differenza.

Anche i nemici inglesi riconoscevano al generale americano George Washington l’integrità, che è un concetto etico (che riprenderemo). “Ufficiale e Gentiluomo” definisce il profilo di chi è chiamato a comandare.

Un altro grande nell’arte del comando è stato Napoleone che considerava la precisione, la velocità, la flessibilità, la semplicità, il carattere, la forza morale come i sei Principi Vincenti del buon comando.

Era anche convinto che i suoi generali dovessero essere fortunati. Difetti come impazienza, impulsività, eccessiva ambizione, senso di superiorità hanno condotto (insieme a Wellington e ai prussiani) il grande imperatore alla rovina.

Entrambi erano anche leader riconosciuti. Quindi un leader deve saper comandare. Ma non basta. Di G. Washington e da Napoleone vorrei evidenziare tre qualità distintive: integrità, carattere, forza morale.

MANAGEMENT

Ovvero la capacità di coordinare e organizzare il lavoro altrui per il raggiungimento di un obiettivo concreto. Wikipedia la fa un po’ più lunga, ma il concetto non cambia.

Management: “il processo di definizione degli obiettivi di un’azienda (sia essa pubblica o privata) e di guida della gestione aziendale verso il perseguimento di tali obiettivi, attraverso l’assunzione di decisioni sull’impiego delle risorse disponibili e, in particolare, delle risorse umane”. Management ha qui un’accezione esclusivamente aziendalistica. Non si citano qualità etiche. Troppo poco per un leader. Molto chiaro per un manager.

LEADERSHIP

Visto che è una parola inglese andiamo a vedere cosa ci dice l’Oxford English Dictionary a proposito del termine

Leader:
“A person or thing that leads or conducts; a guide; a conductor.Especially: (a) One who goes first. (b) One having authority to direct; a chief; a commander. A person or thing that leads in a certain field in terms of excellence, success, etc.”
Autobiografie e biografie di leader non arrivano a un’univoca versione su ciò che identifica il vero leader ideale. Nè a come lo o la si possa identificare a priori con certezza. Dall’antichità a oggi c’è sempre stata una grande curiosità per capire cosa fa di un uomo o di una donna un leader.

La mia definizione a questo punto è:

“Leader è chi ha l’integrità, la forza morale e l’autorevolezza di mettersi alla testa di persone guidandole con successo e soddisfazione verso una meta eticamente corretta“.
Ma quali sono le doti di un leader vero? Molti guru citano la capacità di motivare, di fare team building, di mediare, di comunicare, di rischiare, di lavorare tosto, di pianificare e innovare, ecc. ecc.

Sono tutte qualità apprezzabili. Ma si applicano a milioni di individui.

Peccato che i leader non la pensino proprio così. Ma allora cosa dicono? Qui riportiamo alcune affermazioni di leader:

The art of leadership is saying no, not yes. It is very easy to say yes.

Tony Blair 1953- : in Mail on Sunday 2 October 1994

The art of leadership…consists in consolidating the attention of the people against a single adversary and taking care that nothing will split up that attention.

Adolf Hitler 1889-1945: Mein Kampf (1925)

To grasp and hold a vision, that is the very essence of successful leadership — not only on the movie set where I learned it, but everywhere.

Ronald Reagan 1911–2004: Wilson Quarterly Winter 1994; attributed

Be neither saint nor sophist – led, but be a man.

Matthew Arnold 1822-88: Empedocles on Etna (1852)

By the structure of the world we often want, at the sudden occurrence of a grave tempest, to change the helmsman — to replace the pilot of the calm by the pilot of the storm.

Walter Bagehot 1826–77: The English Constitution (1867) “The Cabinet”

Se un cieco guida un altro cieco entrambi finiranno in un fosso

Bibbia: Matteo

Leaders should never, ever try to look cool — that’s for dictators.

Ben Elton 1959- : in Radio Times 18 April 1998

The final test of a leader is that he leaves behind him in other men the conviction and the will to carry on.

Walter Lippmann 1889–1974: in New York Herald Tribune 14 April 1945

I don’t mind how much my Ministers talk, so long as they do what I say.

Margaret Thatcher 1925- : in Observer 27 January 1980

The buck stops here.

Harry S. Truman 1884–1972: unattributed motto on Truman’s desk, when President

“E Barak Obama?” vi state chiedendo.

Il presidente USA ispira una forte leadership del cambiamento.

“Yes we can”… change! “Yes week–end” è la versione italiana, permettetemi la battuta. Sorry.

Egli ha ottenuto una mobilitazione formidabile proponendo una visone nuova del modo di vivere. Ha fatto sognare, ha parlato ai cuori, ha alimentato la fiducia della gente, si è posto in prima linea, ha dimostrato il coraggio di battersi contro l’establishment, contro il conformismo fallimentare, ha parlato a tutte le minoraze che sommate insieme hanno fatto la maggioranza.

Ha fatto del diversity management un’arma vincente.

Ha catalizzato l’attenzione di chi solitamente prestava poco interesse alla politica. Ha mobilitato chi non si recava nemmeno a votare. Ha parlato di sentimenti, mosso emozioni, fatto battere i cuori. Ha raccolto milioni di piccole donazioni.

Ero in USA nei giorni caldi delle lezioni e mi sorprendeva vedere la partecipazione diffusa e attiva, la mobilitazione fra persone diversissime ma unite dall’anelito al cambiamento verso un mondo più etico, più pulito, più vivibile, più rispettoso.

Con alcuni ho approfondito i temi della crisi finanziaria. Ha colpito molti e anche pesantemente. Ma in tutti c’era la speranza che i soldi persi, i sacrifici che si dovranno fare fossero un utile scotto da pagare se effettivamente serviranno a cambiare il way of life. E Obama in questo dava più rassicurazioni del gentleman McCain.

Trattiamo un altro grande che ha cambiato il mondo.

Richard Stenge in un articolo sul Time riassumeva l’idea di leadership di Nelson Mandela così:

“La leadership è fatta di ciò che si decide di fare così come di ciò che non si decide di fare.

Guida da dietro e lascia che gli altri pensino di stare davanti.

Coraggio è ispirare gli altri ad andare avanti superando la paura.

Nulla è nero o bianco.

Tieniti vicino gli amici e stretti i nemici.

Se sei in testa accertati di non lasciare indietro nessuno”.

Nessuno cita aspetti tattici, su cui gli esperti di leadership si dilungano. Questi per un vero leader vengono dopo, naturalmente. Sono delle derivate di un integrale fatto di ispirazione e pragmatismo.

Ma tutti i leader citano o lasciano trasparire aspetti della personalità, del carattere, i propri valori.

Ci serve citare anche Adolf Hitler perché non considera l’aspetto etico che, secondo me, deve essere invece intrinseco nella leadership.

Dall’analisi dei comportamneti dei leader emergono due aspetti: capacità di prospettare (vision) cambiamenti radicali, e di attuarli con etica.

Le azioni concrete sono una conseguenza non l’essenza della leadership. I guru della leadership guardano in basso e si concentrano sulle abilità e competenze operative, ovvero su come fare, secondo me, dell’ottimo management. Invece, pochissimi guardano alto verso le virtù e i valori del vero leader che sono parte del sè, categorie dello spirito, della personalità profonda, del proprio io essenziale e solo in seconda istanza del fare.

I leader devono maneggiare la complessità, devono conoscere le ultime evoluzioni tecnologiche.

Arrivo, a questo punto a formulare la mia definizione di posizione da leader o leadership:

“Leader è
chi ha l’integrità, la forza morale e l’autorevolezza di mettersi alla testa di persone guidandole con successo e soddisfazione reciproca verso la realizzazione di un cambiamento radicale eticamente corretto.”

CAMBIAMENTO RADICALE

Il leader apporta cambiamenti importanti, significativi, destrutturando l’esistente, salvandone solo ciò che di valido resite. Mette in atto idee nuove, qualcosa generalmente diverso da quello che esisteva prima. Ad esempio oggi, nel settore della finanza, delle banche, e non solo, è innovativo aderire a comportamenti etici di trasparenza e semplificazione delle proposte, ecc.

Il leader attua in concreto un cambiamento visibile e strutturale che duri nel tempo, in una sequenza di tre stadi:

  1. defreezing;
  2. changing;
  3. …refreezing.

Con il defreezing si mettono in crisi le vecchie credenze, gli antiquati valori e gli ormai inefficienti modelli e le inefficaci pratiche operative. È un lavoro culturale e di comunicazione.

Con il changing i leader guidano all’attuazione pratica della nuova vision, si costruiscono nuovi sistemi, organizzazioni, reti, si formano i gestori, o manager, del nuovo.

Manager che ne hanno sposato i valori e l’etica. Ovvero si formano le nuove élites, il cui incarico è tenere in moto il nuovo modello a vantaggio del maggior numero possibile di persone e rispettando i valori che ne stanno all’origine.

È proprio per evitare il refreezing e tornare a una mera sostituzione di un sistema con l’altro (gioco di potere fine a sè stesso, il Gattopardo docet), che anche i leader si aggiornano o, a un cero punto, si ritirano e vengono sostituiti da altri leader. Per continuare nel processo virtuoso di offrire e realizzare una vita migliore, rispondere alle esigenze più profonde e attuali delle persone, all’evoluzione del mondo.

Il vero leader sa farsi da parte. Sa quando la sua mission etica è compiuta.

Può riconoscere che nella gestione operativa quotidiana siano più efficienti i manager che, certo, hanno i prorpi valori allineati con la vision. Così si parla di “management by values” (Management basato sui valori).

Eticamente corretto significa attuare un cambiamento che sia rispettoso dell’ambiente, della comunità in cui si opera, coinvolgente, e accogliente della diversità delle persone e, ovviamente, trasparente negli intenti, corretto nelle azioni, comprensibile nelle regole. Solidale e, perché no, amabile. Tenta di recuperare gli avversari che combattono lealmente o quanto meno offre loro l’Onore delle armi (in azienda, la buona uscita), ma può essere drastico con i sabotatori e i traditori.

Se mi hai seguito sin qui, sarai anche tu giunto alla conclusione che i veri leader sono una minoranza. Coloro che hanno il potere di effetuare cambiamenti radicali anche nel mondo del business sono per definizione pochi e di altissimo livello.

Ma allora tutti i corsi di leadership sono taroccature?

No, sono ottimi corsi per un buon, eccellente management (e non per la leadership) che va rivalutato.

Ma è più premiante per la nostra autostima dire che tengo o che seguo un corso di leadership.

È un’operazione di motivazione.

Potremmo anche salvare capra e cavoli dicendo che esiste una leadership operativa e una leadership visionaria.

In attesa che qualcuno trovi dei termini inglesi più smart. Ci provo anch’io:

  1. Executive leadership (leadership operativa)
  2. Trasforming leadership (leadership del cambiamento)

Ora ti è più chiaro ciò di cui hai bisogno. Non farti attrarre dai luccichii. Anche la leadership è diventata un business. Tu vai al sodo. Meglio un buon coaching sulle qualità e competenze del manager che un corso di leadership che non può mantenere ciò che promette.

Un punto essenziale è l’importanza della relazione quasi simbiotica fra il leader e i suoi collaboratori. Essi giocano un ruolo di spicco nella realizzazione dei piani del leader.

Pertanto suggerisco un buon coaching di followership, ovvero “lo sviluppo della capacità di essere il primo a seguire il proprio capo con reciproca soddisfazione professionale e morale”.

Mi sono impegnato a sviluppare un approccio che aiuti un potenziale vero leader a tirare fuori, mettere in luce, riconoscere, nominare, definire e agire i poteri della vera leadership:

LA LEADERSHIP DEGLI 8 POTERI

Otto sono i poteri dell’animo del leader:

  1. il potere di affrontare l’ignoto;
  2. il potere di immaginare una cosa mai vista (“la maraviglia”);
  3. il potere di rischiare in prima persona;
  4. il potere dell’empatia pragmatica;
  5. il potere di decidere quando è il momento giusto di agire;
  6. il potere della consapevolezza di essere potenti;
  7. il potere di vivere il presente pensando all’eternità;
  8. il potere di agire non per la gloria di sè, ma per il bene di tutti.

Il vero leader si motiva guardando dentro di sè.

Per prepararsi a questa formazione e scoprire se si ha la “stoffa” di un vero leader, è necessario prima vincere i boicottaggi della mente, smottare le convinzioni autolimitanti, superare i sabotaggi autoimposti, sviluppare verso se stessi una rara e cristallina onestà senza giudizio.

Se non sai chi sei come fai a sapere chi vuoi diventare?

Per questo, oltre al mio programma di coaching, può essere propedeuticamente utile praticare il Raja Yoga o yoga dei Prìncipi e altri tipi di meditazione e di visualizzazione creativa efficace.

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