Visualizzazione creativa: come e perché aiuta a raggiungere il successo nel business e nella professione

Giulio Ardenghi

Come e perché la visualizzazione creativa efficace aiuta a prendere velocemente decisioni di business e di lavoro sagge ed efficaci anche quando le variabili in gioco sono troppe o troppo poche.

Il vero imprenditore ha la capacità di rischiare, di assumersi responsabilità pesanti e di leggere in modo lucido segnali confusi. Ha testa e coraggio.

Fa analisi di fino, ma è consapevole che nessuna analisi potrà sostituire il suo intuito.

Lavorando gomito a gomito con imprenditori e manager (e avendolo sperimentato anche su me stesso) ho scoperto che a un certo punto la soluzione “appare”, come se un insight, un’intuizione si manifestasse visualmente.

Oggi bisogna muoversi alla velocità della luce. Occorre captare i segnali deboli per tempo e adattare le attività imprenditoriali alle nuove esigenze del mercato, soprattutto a quelle ancora non manifestate, ma che sono nell’aria.

In questo momento ci sono aziende che guadagnano e sviluppano il proprio business. Sono le imprese che hanno alla testa un imprenditore o manager che, captando i segnali del mondo e del mercato, hanno diversificato il business, hanno fatto innovazione per tempo, magari nel settore del green business. Un enorme bacino di possibilità e una tendenza ormai inarrestabile.

Ma quali strumenti ha l’imprenditore o il manager per elaborare una nuova “vision” del proprio business?

Come si possono prendere decioni importanti elaborando velocemente migliaia di dati o nessun dato?

Dalla pratica ho tratto uno strumento efficace: la visualizzazione creativa.

Ma cos’è?

L’Oxford English Dictionary definisce la visualizzazione come la capacità di “Formare un’immagine mentale”.

Che tradotto in termini pratici significa utilizzare il nostro super computer: il nostro intelletto per creare scenari plausibili e poterli comunicare con efficacia.

I super computer di nuova generazione utilizzeranno le neuroscienze, le nanotecnologie, la cibernetica, la biologia per replicare le capacità del nostro cervello.

In realtà siamo in grado di elaborare inconsciamente molte più informazioni rispetto alla nostra mente conscia e far emergere la soluzione, vedendola e sentendo come ci stiamo in questa nuova situazione.

Il sentirsi e vedersi a proprio agio in uno scenario visivo creato da noi stessi influenza molto la realizzazione di successo.

La visualizzazione è una tecnologia decisionale di supporto. Serve per prendere decisioni importanti: aprire nuovi mercati, diversificare le attività, fare o no fusioni/alleanze, investire e in cosa, innovare, cambiare lavoro, ecc.

Personalmente credo poco ad altre tecniche: agli alberi decisionali (i vari if…) o alle reti neuronali artificiali per prendere decisioni. Troppo complicati e manca sempre la situazione specifica che mi interessa.

La visualizzazione è un metodo veloce che si può imparare seguendo le regole che dirò e soprattutto avendo costanza nell’uso per affinare questa abilità.

Facciamo alcuni esempi concreti di applicazione:

VEDERE AL DI LÀ DELLA CRISI, OVVERO RIDEFINIRE LA “VISION” DELL’IMPRESA O DELLA PROFESSIONE.

Le informazioni che ho raccolto, tante, mi indicano che non possiamo più prescindere dall’aspetto ecologia.

I consumatori si stanno sensibilizzandoi sempre più a questo tema che tocca ormai la qualità della vita nella quotidianità.

Le risorse energetiche tradizionali creano problemi ambientali, geo–politici, di rifornimento, di distribuzione, di smaltimento.

Siamo tutti responsabili del pianeta Terra.

Come posso diversificare il mio business per utilizzare eticamente questa opportunità?

Mi creo un’immagine sempre più ricca di dettagli: vedo stabilimenti a impatto ecologico zero, vedo la sede energeticamente autosufficiente, vedo una nuova gamma di prodotti ecocompatibili o ecoattivi (per esempio, se faccio vernici, farò una gamma di vernici mangia–smog, se opero nell’energia mi immagino un’innovazione nel settore delle pale a vento, ecc.), creo nuovo posti di lavoro, vedo il nuovo marchio e la nuova pubblicità che trasmette questi valori e vedo i manager che per talento professionale, capacità di innovazione, di “propulsione” e sviluppo delle novità sono i più adatti.

Mi immagino i titoli di stampa, la reazione del cda (consiglio di amministrazione) e degli stakeholders (chi è coinvolto).

Arricchisco l’immagine con sempre più dettagli. Mi vedo alla testa di un gruppo etico ed ecologicamente responsabile.

Come mi vedo? Che espressione del viso ho? Rilassata o tirata? Soddisfatta o preoccupata? Come mi sento? Sicuro, tranquillo, gioioso o incerto, insoddisfatto, arrabbiato?

La decisione emergerà da sola. Vedendola sarò anche più efficace nel comunicarla e nel convincere chi di dovere.

CREAZIONE E LANCIO DI UNA NUOVA GAMMA DI PRODOTTI

Dopo una buona analisi di mercato, si evidenziano nicchie sempre più ampie e in pieno sviluppo su apparecchi domestici che riducono il consumo di energia.

Visualizzo una casa, i vari ambienti; cucina, camere, bagno, ecc. Ci sono bambini e concentrandomi sui dettagli vedo: oggetti di illuminazione con lampade di classe A+ a basso consumo che si illuminano subito, bioswitch ovvero disgiuntori di corrente che interrompono la corrente vicino a posti sensibili e delicati per la sicurezza, ad esempio nelle camerette dei bambini o in camera da letto nelle prese vicino alla testa.

Entro in soggiorno e mi rendo conto che pur essendoci il termosifone acceso fa freddino e immagino un pannello riflettente in PVC e alluminio che dirige il calore verso l’interno dell’ambiente con risparmio del 5/6%.

Amplio la mia visualizzazione agli altri ambienti della casa e vedo un termostato su ciascun termosifone per creare zone ambientali a diversa temperatura.

Sempre nel soggiorno di notte vedo tutte le spie degli apparecchi collegati alla tv accese, immagino un dispositivo che spegne le spie per risparmiare energia.

Entro in bagno e vedo che è possibile ridurre del 50% il consumo d’acqua applicando alla doccia un riduttore di flusso e al W.C., che non ha il doppio pulsante, un cilindretto che fa erogare acqua solo fino a quando è premuto il pulsante dello sciaquone.

Esco dalla casa e in giardino vedo un barbecue elettrico, immagino che possa funzionare a energia solare e vedo una piccola parabola sul tetto che converge i raggi del sole sulle piastre della cucina all’aperto con una potenza di 600 watt.

Vedo le pareti esterne dell’abitazione e mi chiedo se possono essere rivestite di vernici che abbattono gli inquinanti…forse con l’applicazione di biossido di titanio nelle malte e nei cementi o vernici?

Perfeziono la mia visualizzazione e immagino che chi ci abita abbia sia un libero professionista con uno studio. È possibile alimentare 3/5 computer con un piccolo pannello solare da installare sul tetto? Bella l’idea dell’eco-ufficio.

Nella mia visualizzazione, mentre mi spostavo dall’abitazione all’ufficio ho incontrato molti studenti con lo zainetto per i libri di scuola.

Vedo un piccolo apparecchio che attaccato allo zainetto ricarica con la luce solare il computer, il lettore Mp3 ecc.

Vedo anche un apparecchio che ricarica a energia solare le batterie normali esauste. Uao! Visualizzando i dettagli di un’abitazione ho messo a punto una gamma di prodotti eco-compatibili.

Esistono già?1

Vedo l’offerta di un eco-kit, distribuita nei centri di bricolage, ma anche nelle grandi superfici.

Vedo la confezione, le scritte, il volumetto di accompagnamento che evidenzia vantaggi, quantifica i risparmi e dà le informazioni d’installazione facile, user friendly. Vedo un servizio di consulenza on line che dà consigli di risparmio energetico e assistenza pre e post vendita. Vedo il corner in materiale ecologico.

Mi vedo che formo la forza vendita ai temi del risparmio energetico e del business responsabile.

In questa visualizzazionee mi sento contento, utile, mi ci trovo bene.

Oggi poi sono particolarmente creativo e, sempre utilizando la visualizzazione, ho visto gli occupanti della casa con abiti in fibra di canapa sativa, morbidi, trattati con tinture vegetali, che proteggono dai raggi infrarossi e dai batteri.

Ma questa è un’idea che richiede non una differenziazione, ma una vera diversificazione. La accantono per il momento.

Mi vedo soddisfatto del mio eco-kit.

Investiro lì. La decisione è presa.

Comunicarla è facile. Farò fare una presentazione in 3D portando gli altri mernbri del cda a fare lo stesso giro in un’abitazione.

CAMBIARE LAVORO

Visualizzo il posto di lavoro attuale: le palazzine uffici, il parcheggio, l’ingresso, gli uffici, le scrivanie, le sale riunioni, le persone, la mensa.

Ma è tutto color grigio.

Mi sforzo di aggiungere i colori. Non ci riesco.

Allontano l’immagine creata, ci metto più luce

In effetti l’ambiente si schiarisce ma sempre grigio è.

Ci aggiungo il sonoro, e sento il mio capo che rimbrotta, il collega che sbuffa, i bla bla inutili di tante riunioni.

Mi vedo nel mio ufficio: è ampio, finestrato, con due ficus, la scrivania e il tavolo da lavoro in stile minimalista–essenziale.

Sul mio volto non c’è il sorriso. Non mi riconosco. Sono grigia anch’io. Non mi sento a mio agio.

Allora creo un’altra immagine e vedo una sede immersa nel verde, palazzine distaccate l’una dall’altra di massimo due piani, uffici open space, con salette riunioni chiuse, colori pastello, persone vestite smart–casual.

Le vedo muoversi con tranquillità, discutere con rispetto.

Il direttore generale è una donna di 48 anni.

Immagino che mi accompagnino nel mio ufficio e il reponsabile delle risorse umane mi dice che posso arredarlo come voglio e mi consegna un catalogo da cui posso scegliere i pezzi che preferisco.

Lui insiste sul fatto che l’azienda vuole un ambiente sereno. Solo così si può ottenere il massimo dalle persone e renderle soddisfatte.

Mi prefiguro il mio posto di lavoro, dettaglio i particolari.

Mi siedo sulla poltrona che ho scelto e mi sento rilassata, energetica, concentrata, non vedo l’ora di presentarmi ai miei collaboratori e collaboratrici.

Ho detto all’amministratore delegato che sono lesbica. No problem “applichiamo il diversity management e facciamo delle differenze un punto di forza per capire meglio i mercati e i clienti”.

Vedo il mio volto distendersi. Appare un sorriso. Mi sento libera, mi sento forte.

La decisone emerge da sola, e in più so come deve essere la nuova azienda.

Da domani inizio a fare ricerche.

SUPERARE LA PAURA DI PARLARE IN PUBBLICO

Mi sono preparato, conosco la presentazione a menoria.

Posso rispondere a tutte le eventuali domande.

Mi hanno insegnato ha usare i reading mirrors (lettura davanti allo specchio) per sembrare più spontaneo.

Eppure ho timore, anzi sono terrorizzato di non riuscire a biascicare una parola.

Sudo già e mancano ancora due ore alla riunione degli azionisti.

Mi isolo in un ufficio. Mi stendo su un divano, bevo un bicchiere d’acqua e mi rilasso controllando il respiro.

Chiudo gli occhi e piano piano quando sento le tensioni nel collo e nelle spalle rilasciarsi inizio a prefigurarmi di essere in onda.

Vedo l’anfiteatro, piano piano la musica di walk-in parte, la metto a basso volume, gli azionisti iniziano ad entrare e a prendere posto.

Li vedo, alcuni hanno un blocco note in mano, altri un quotidiano, altri i bilanci.

Faccio lo zoom sulle facce. Sono sorridenti, amichevoli, alcuni un po’ più seri, ma non c’è tensione nell’aria. Solo attesa.

Devo ricordarmi di chiedere al tecnico di sala di abbassare leggermete il riscaldamento.

Mi faccio un appunto mentale.

I boss e i Vip sono nelle prime tre file riservate. Mi salutano, mi sorridono.

Il presidente è proprio di fronte al podio da cui parlerò.

Lo vedo, ma è in pigiama!

Vedo che anche tutti gli altri convenuti, toltisi i cappotti, sono in pigiama. Rilassàti.

Mi fisso questa immagine nella mente. Ci sto su per qualche minuto.

Mi viene da sorridere.

La tensione si dissolve, mi sento più tranquillo, fiducioso nelle mie capacità.

Il mio corpo è meno rigido, meno teso, le mani non sono più sudaticce.

Sento la mia voce. Non ha esitazioni. Il tono è fermo ma non arrogante.

Faccio le pause al momento giusto e non rimango in apnea.

Le parole fluiscono regolarmente, Immagino di leggerle su un grande schermo.

In effetti le devo leggere dai due piccoli schermi di vetro.

Li visualizzo come due angeli custodi che mi presentano il testo e sono al mio fianco. Non mi faranno perdere il segno.

In fin dei conti devo solo presentare i dati come sono.

Mi sento parlare, sono convincente.

Sottolineo con pochi gesti delle mani i passaggi più importanti.

Nel resto del tempo tengono con delicatezza i lati del leggio.

Mi vedo e mi sento respirare regolarmente. Non affretto l’esposizione. Mi vedo mentre passo il mio sguardo su tutte le file degli ascoltatori. Non li vedo in faccia, sono lontani.

Vedo che sono ancora in pigiama! Mi rilasso ulteriormente.

Arrivo alla conclusione, vedo e sento come faccio la chiusura, scandendo una per una le ultime parole e con un sorriso dico “grazie”.

Mi sento calmo, rilassato ma presente, attento ma senza ansia. La decisione è semplice: “To deliver the data, that’s all!”

Sono pronto a salire sul palco.

OTTIMIZZARE LA VISUALIZZAZIONE

La tecnica della visualizzazione per prendere decisioni funziona se c’è esercizio. Perseveranza, costanza e forte intenzione di usarla sono i presupposti essenziali.

Meglio evitare di bere alcolici, di abbuffarsi o di usare psicofarmaci in prossimità della visualizzazione. Sono precauzioni da prendere in seria considerazione

Con la pratica, è dimostrato, diventa un mezzo potente, veloce ed efficace. Naturalmente piacevole.

Alcune persone, quando propongo esercizi di visualizzazione a occhi chiusi per prendere decisioni complesse, mi confessano di avere paura delle reazioni emotive possibili, di perdere il controllo di ciò che sta succedendo e di non riuscirvi se non superficialmente.

Tranquillizzati subito.

Il metodo che ho sviluppato prevede che le prime visualizzazioni siano guidate da me

Ti accompagnerò passo, passo nella soluzione di casi semplici e non impegnativi.

Partendo da uno stato di relax.

Troverò il canale di accesso (visivo, auditivo, cinestetico) più rispettoso e facile per te.

Starò attento alle reazioni del tuo corpo.

Rallenterò il ritmo dell’esperienza quando è il caso.

Potremo partire da un’immagine semplice (se sei visivo, per esempio dirai “Vedi di fare le cose bene”).

O dalla creazione di un suono (se sei auditivo, dirai ad esempio,”Senti, fai un buon lavoro” Con una piccola melodia.

O partiremo da un piccolo gesto se comunicate molto con il corpo, con il body language. Aggiungeremo dettagli man mano. Faremo una mappa visiva sempre più dettagliata.

Se sorgesse qualche emozione ti farò immaginare di allontanare l’immagine che quindi diventerà più piccola, come l’emozione che ti ha dato un leggero fastidio.

Per fare un ottimo lavoro, riprodurrai mentalmente suoni realistici, ma le prime volte solo una melodia che ti piace, una canzone piacevole, una musica rilassante.

All’inizio ti vedrai nell’immagine come uno spettatore esterno vede il protagonista di un film. Quindi non sarai in associato con le immagini create, ciò evita di sentire “troppo”.

Solo dopo qualche esercitazione entrerai nell’immagine, ti assocerai ad essa. Questo aiuta a sentire come ci stai: rilassato, calmo, senza tensioni, a tuo agio o il contrario.

Importante per prendere decisioni che vi facciano anche sentire bene.

È solo una questione di esercizio. Dalla visualizzazione guidata passerai, quando sarai pronto e lo decidi tu, a praticare la visualizzazione da solo.

L’esperienza è assolutamente ecologica per tutti.

L’esperienza è fatta a occhi chiusi per togliere il disturbo del contesto esterno.

Questa entusiasmante (e divertente) scoperta ti porterà una lucidità di vedute, completa, olistica. Benchè si viva in un mondo di immagini create da mezzi tecnologici, abbiamo perso da adulti questa capacità innata, che invece i bambini e gli artisti usano quotidianamente.

Va risvegliata come mezzo di decision making anche nel management di alto livello.

La visualizzazione aiuta a far emergere consapevolmente e sotto il nostro controllo razionale ciò che serve: scenari plausibili complessi e le conseguenti decisioni.

Mi chiedono anche: “Ma come faccio a vedere se ho gli occhi chiusi?”

Per il nostro cervello ciò che immaginiamo è vero. Di fronte a un’immagine creata da noi stessi, le reazioni psicofisiche sono identiche, come se ci trovassimo nella realtà esterna.

Quindi gli occhi non servono per vedere una visione, possono rimanere chiusi. Basta creare una visione entrando dentro di noi e il nostro cervello la vede, la sente, la vive. Ci vuole esercizio, esercizio, esercizio.

Il vantaggio, oltre a poterci mettere tutte le migliaia di informazioni che abbiamo raccolto consciamente e inconsciamente, è che vediamo in 3D, cosa che nessun business plan permette.

Quindi di elaborare “n” opzioni velocemente. E, molto importante, sentiamo come ci stiamo.

La decisione che ne scaturisce è quindi olistica per noi. Molto più di una decisione presa solo ”a tavolino”.

Ho voluto creare un metodo per aiutare a visualizzare partendo dal cliente, dalle sue esigenze specifiche, dalle sue risorse.

Faccio da guida all’inizio, ma il maestro rimani sempre tu: il cliente. Tu che sei un imprenditore, un professionista o un manager di livello, e vai rispettato per le competenze e per quello che hai saputo realizzare.

Non sei un allievo da iscrivere a qualche pseudo accademia, libera università, ecc.

Tu, che vuoi risultati concreti nella vita professionale, nelle relazioni, nella salute, ti meriti un approccio personalizzato e di alto livello d’efficacia.

FONTI NELLE NOTE

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