Tim Cook ed Apple: un esempio di Mindfulness leadership

Giulio Ardenghi

Ci tengo a riportare per esteso il discorso fatto da Tim Cook, capo di Apple, ed erede di Steve Jobs, in difesa dei diritto di uguaglianza contro la discriminazione.

Nello stato dell’Indiana è passata una legge locale che permette per motivi religiosi comportamenti discriminatori verso alcune minoranze.

Tim Cook, CEO dell’azienda con un valore di 700miliardi di dollari, la prima al mondo, prende posizione pubblicamente su questo tema e lo fa a livello planetario.

Oltre a un chiaro intento valoriale personale, a mio avviso esprimendosi pubblicamente Tim ha rinforzato ulteriormente l’immagine di Apple e accresciuto nei collaboratori il senso di appartenenza a un’azienda che applica il diversity management dalla fondazione.

Portando in pubblico i propri valori e criticando l’oscurantismo dei legislatori dello stato dell Indiana (USA) Cook ha deliberatamente portato la visione di Apple e dei propri valori a conoscenza di tutti gli utenti e del mondo.

I millenials, clienti core, lo hanno capito al volo e la loro relazione con la casa di Cupertino si è rinforzato. A evidenza basta leggere le migliaia di post a favore dell’iniziativa di Tim Cook.

Quanti Mr. Barilla o le D&G avrebbero preso una posizione così chiara e democratica che in fondo dice “proud to serve all”(orgogliosi di servire tutti)?
Alcuni nostri imprenditori, importanti in Italia, ma non grandi nei confronti di Tim Cook, avrebbero mai pensato di trasformare un appello alla non discriminazione ANCHE in un booster d’immagine per il proprio marchio?

Eppure ogni imprenditore e top manager alla guida di un’azienda ”Made in Italy” è membro di qualche club o associazione, o comunque svolge un ruolo di primo piano nella propria area di locazione.

Prendere posizione su argomenti che riguardano la propria clientela e i valori, ovvero la vision della propria azienda, rafforza la relazione fra utente e marchio e viceversa.

Sono argomenti di cui si tratta in ogni corso di leadership, ma difficilmente se ne capisce la potenza o per “quieto vivere” si preferisce soprassedere.

Ma i millenials, i nuovi, giovani consumatori, sono sensibili a questi temi, e premiano l’azienda che li fa propri e che prende posizione al riguardo.
Internet, con le sue derivazioni, permette di raggiungere sia i cluster di clientela acquisiti, sia i prospect, sia gli opinion makers. Tim , logicamente, da eccellente CEO che porta brillanti risultati agli azionisti è il primo della classe nell’uso di questi media di comunicazione.

Forse a chi legge, se appartiene alla classe d’età dei baby boomers, può non apparire evidente l’importanza di essere “social” anche come azienda, come CEO.

Tim Cook è un social CEO. Ma anche alcuni imprenditori nostrani possono diventarlo. Della Valle, e faccio solo un’analisi tecnica, l’ha tentato con l’operazione Colosseo, indirizzata ai baby boomers, sia per il progetto che per i media utilizzati. Non mi si dica che il restauro del Colosseo ha un valore universale.

Lasciamo perdere le nominalizzazioni e occupiamoci di business. Avrà sicuramente, se ha ben gestito il follow.up del restauro, avuto una ricaduta d’immagine positiva.

Ma non ha toccato il cuore.

Oltre al contenuto dell’esternazione di Tim, mi interessa la costruzione del messaggio. Un mix perfetto di richiami a valori fondativi, a esperienze personali, al business, all’emotività e alla ragione. Ledggilo attentamente e cerca di individuare i temi usati da Tim.
In calce trovate la frase piu importante:”It’is time, for all of us, to be courageous.”

Un appello a tutti i Mr. Barilla, agli imprenditori moderni, che portano profitto agli azionisti, creano posti di lavoro e innovano in continuazione, di ricordarsi che sono parte non solo della business community internazionale, ma anche della Società civile.

E’ così che si crea e si rafforza indirettamente anche l’immagine di un marchio, già noto e apprezzato nel mondo. In questo modo l’azienda, non è più lontana dai propri clienti, ma propone valori condivisi dal target creando quella formula alchemica che arricchisce la relazione fra utente e azienda e rinvigorisce il marchio rendendolo sempre più orientato alla mindfulness.

Acquistando un item dell’azienda che si comporta in questo modo, dimostro di condividerne i valori e la mission che non sono solo: innovazione, novità, semplicità, performance, reperibilità, customer care, REMUNERAZIONE DEGLI AZIONISTI, creazione di posti di lavoro (92.600 Apple) ma anche sensibilità dei valori/diritti umani, sensibilità all’ambiente interno ed esterno all’azienda, condivisione di principi e libera circolazione delle informazioni. In conclusione la leadership audace aiuta a conquistare clienti (i loro cuori), fidelizzarli, e fare profitto creando un mito.

Se in Italia è difficile trovare il singolo manager che segua l’esempio del n.1 Tim Cook, le associazioni di categoria potrebbero svolgere questo ruolo diventando più attive, più coraggiose, aiutando i manager a ricavarne vantaggi concreti e valoriali.

I collaboratori di Apple sono orgogliosi di lavorare per un’azienda che oltre a un bel cervello ha anche un cuore e la redditività/pro capite è altissima, così come i principali KPI (Key Performance Indicators).

 

Il brano è tratto dal Washington Post.

Tim Cook: Pro-discrimination ‘religious freedom’ laws are dangerous

Sta succedendo una cosa molto pericolosa in molti stati del paese. Un’ondata di nuove leggi, discusse o già approvate in più di venti stati, vorrebbe permettere alle persone di discriminare il prossimo. Alcune di queste, come quella approvata la settimana scorsa in Indiana, che ha generato molte proteste, oppure un’altra approvata in Arkansas, stabiliscono che le persone possono rifiutarsi di servire un cliente o di rispettare una norma anti-discriminazione in nome delle proprie “credenze religiose.

Altre norme sono persino più trasparenti, nel loro intento discriminatorio. Una legge in discussione in Texas priverebbe del loro stipendio e della propria pensione gli impiegati che rilasciano le licenze matrimoniali alle coppie gay: e questo anche se la Corte Suprema quest’anno dovesse stracciare la legge del Texas che vieta i matrimoni gay. In tutto ci sono in discussione circa 100 leggi statali il cui obiettivo è legalizzare le discriminazioni. Queste leggi razionalizzano l’ingiustizia fingendo di difendere una cosa cara a molti di noi, la libertà. Vanno contro l’esatto principio su cui è stata fondata la nostra nazione, e possono potenzialmente annullare decenni di progresso verso l’uguaglianza dei cittadini.

Le aziende americane hanno capito molto tempo fa che le discriminazioni, in tutte le loro forme, fanno male agli affari. Noi di Apple cerchiamo di arricchire e migliorare le vite dei nostri clienti. Cerchiamo di fare affari in modo equo e rispettoso di tutti. Per questo, a nome di Apple, faccio un passo avanti e mi oppongo a questa ondata di nuove leggi, che vengano approvate o no: e scrivo questo articolo nella speranza che molti si uniscano a noi. Dal North Carolina al Nevada, queste leggi in discussione danneggerebbero l’occupazione, la crescita e la vivacità economica di parti del paese in cui l’economia del Ventunesimo secolo era stata accolta a braccia aperte.

Ho grande rispetto per la libertà religiosa. Da bambino sono stato battezzato in una chiesa battista, e la fede è sempre stata una parte importante della mia vita. Nessuno mi ha mai insegnato che la religione debba essere usata come giustificazione per discriminare il prossimo, e io non lo credo.

Mi ricordo com’è stato crescere nel Sud negli anni Sessanta e Settanta. Non è facile opporsi alle discriminazioni. Non sempre sono facili da riconoscere. Spesso si muovono nell’ombra. Talvolta si fanno scudo proprio delle leggi approvate per proteggerci.

Il nostro messaggio, per tutti nel nostro paese e nel mondo, è questo: Apple è aperta. Aperta a tutti, a prescindere dal posto da cui vengono, da come appaiono, dal dio in cui credono e da chi amano. A prescindere da quello che la legge possa permettere in Indiana or Arkansas, noi non tollereremo mai le discriminazioni.

Uomini e donne hanno combattuto e sono morti per proteggere il diritto del nostro paese alla libertà e all’uguaglianza. Dobbiamo a loro, a noi stessi e al nostro futuro, un impegno a continuare a combattere con le nostre parole e le nostre azioni per proteggere questi ideali. I giorni della segregazione e della discriminazione, i giorni dei cartelli “Solo per bianchi” sulle porte dei negozi, nei bagni e sulle fontane, devono restare confinati al nostro passato. Non dobbiamo mai ritornare a niente che assomigli a quell’epoca. L’America dev’essere la terra delle opportunità per tutti.

Non è una questione politica. Non è una questione religiosa. È una questione che riguarda il trattarci l’un l’altro da esseri umani. Opporsi alle discriminazioni richiede coraggio. Dato che sono in gioco le vite e la dignità di moltissime persone, è tempo per tutti noi di essere coraggiosi.”

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