Il leader che serve a un’attività che vuole la crescita nel suo DNA

Giulio Ardenghi

Leader, leadership, sono diventate parole correnti, molto citate, a volte abusate. Leader si nasce o si diventa? Ma soprattutto quali sono le caratteristiche che un leader deve possedere per innestare il DNA della crescita in un’attività? L’importanza della visione chiara e definita per manager, professionisti, imprenditori e iniziatori di start-up e la inesorabile determinazione nel perseguirne la realizzazione. E come generare l’energia necessaria allo scopo nei propri collaboratori. Infine, un segreto – di cui nessuno parla – che serve al leader per ottenere ciò che vuole anche quando non sa che pesci pigliare. Con esempi pratici (e inediti) italiani di comportamenti virtuosi – e non – di leader della crescita.

Come business e mental coach, la domanda che mi sento chiedere più di sovente è:
Quali sono le qualità che un vero leader deve possedere per aiutare le aziende, imprese e attività professionali a crescere nel tempo?

Alcune qualità sono innate e questo è un aspetto della massima importanza. Valgono moltissimo.

Lealtà e rettitudine, intelligenza ed equilibro emotivo sono dei presupposti di personalità, dei given.

Ci sono tratti da leader che possono essere sviluppati con formazione intensiva ed esperienza sul campo.

Le qualità di un leader moderno

Dalla mia esperienza di business e mental coach a contatto con imprenditori, manager e professionisti ciò che mi colpisce per prima cosa nei leader è l’energia positiva, cioè la forza di mantenere la rotta e la velocità con un sano vigore sia quando il vento soffia a favore che quando si è controvento, sia “nella buona che nella cattiva sorte”.

La seconda è la capacità di motivare gli altri, di tirar fuori l’energia positiva necessaria a conquistare qualsiasi vetta.

Queste skills, in particolare, le ho viste ed esercitate durante il mio corso di addestramento nella Royal Artillery.

La terza è l’abilità di dare risposte chiare e inequivocabili: sì o no, non “forse” o come diceva un mio ex cliente “Ni” che io trovavo ambiguo, incomprensibile. Segno di incertezza.

Il Ni non era un vezzo, ma il sintomo di una confusione mentale dalle gravi conseguenze: l’immobilismo, la chiusura nelle proprie convinzioni e nella propria area di comfort. Il NI crea incertezza, lo capisce anche un bambino.

La quarta è la capacità di eseguire presto e bene un compito. In altre parole far sì che le decisioni vengano applicate, attuate, concretizzate operativamente e misurate nei loro effetti.

Anche per questa skill ho esempi a iosa sia positivi che negativi.

Molte volte ho assistito ai seguenti atteggiamenti di fronte a una decisione da rendere effettiva: c’è chi scappa, chi si nasconde, chi tentenna e, il peggiore, chi sabota l’applicazione pur fingendo di essere il propulsore del fare.

Ammiro, e ha successo come leader, chi spiega per primo le ali per raggiungere la meta ed è di esempio agli altri.

La quinta qualità è l’entusiasmo che caratterizza i leader. Si impegnano, sudano, credono fermamente nel sogno, nel progetto che vogliono realizzare concretamente.

Conoscere queste caratteristiche aiuta anche a selezionare collaboratori che sprizzino energia, che abbiano la capacità d’infondere entusiasmo, che siano disposti ad apprendere -nessuno nasce imparato-materie nuove, tramite training ed esperienze operative; che siano orientati all’esecuzione precisa, veloce e misurabile.

Altri tratti comportamentali e mentali di un leader

Se hai un sogno (ce l’hai?), inseguilo e non fare compromessi. Soprattutto con chi sta gestendo la prima fase di un’azienda, lo start-up, insisto affinché il sogno diventi un progetto ben formato.

Sono stato il primo business coach efficace ha insistere, e a scrivere, sull’importanza di definire un business model.

Oggi, credo sia utile, perché più dinamico, avere anche una mappa con le tappe da raggiungere e le distanze (tempo) tra una “casella” e l’altra.

Per il leader è importante circondarsi di persone con gli stessi livelli logici, con la medesima filosofia, modo di vedere e di come si realizza il sogno.

In altri termini o stai cercando di realizzare qualcosa di spettacolare (spettacolare, ripeto) senza compromessi, oppure non lo stai facendo e, se non lo fai, sei un fallimento. Elon Musk docet.

Il leader esige l’impossibile, spinge al limite per arrivare dove gli altri non ci sono già.

Pensa in modo divergente, cambia gli schemi. Ha voglia di apprendere cose nuove.

L’orgoglio non deve precludere il costante miglioramento. Chiedere aiuto e ascoltare chi è più esperto in specifici campi sono attitudini da leader. Essi pongono domande e ascoltano chi ha da insegnare.

Il leader non esalta la propria esperienza di 30 anni. Utile, ma non sufficiente, anzi a volte dannosa, in un mondo che muta alla velocità della luce.

Il vero leader non fa battaglie di retroguardia. Si fa saltare i ponti alle spalle.

Il leader percepisce i segnali deboli che gli provengono dal mondo. Rumori di fondo che arrivano non solo dal settore in cui opera, o ha intenzione di operare. Li identifica, si confronta, li pesa e cerca di trarne vantaggio prima degli altri.

Abbiamo spesso tutti i segnali di cui abbiamo bisogno per vincere, semplicemente non li leggiamo abbastanza bene (cit.)

Il leader ha una sensibilità creativa, un dinamismo inventivo che gli permettono di vedere e fare per primo ciò che si paleserà a tutti più tardi.

Chi mai avrebbe detto uno o due lustri fa che avremmo avuto auto elettriche e che avremo auto che si guideranno da sole? Chi mai avrebbe pensato che fosse possibile inviare nello spazio un razzo, farlo atterrare e riusarlo più volte?

Essere un leader significa dare tutto se stesso per un ideale.

Egli resiste alla fatica, allo stress, portando avanti comunque gli obiettivi. “Batte il tempo”. Il leader lo dimostra arrivando per primo al lavoro e andandosene per ultimo.

Il suggerimento più importante che do ai candidati leader è quello di credere fermamente in se stessi, di esprimere le proprie opinioni senza inibizioni, senza la paura di fare brutta figura o di sbagliare.

Con le donnne manager o professioniste, titolari di azienda o in fase di creazione di una start-up faccio esercizi di role playing su questo atteggiamento.

Ad una manager che era stata da poco nominata responsabile degli acquisti e che mi confessava la sua incertezza nelle negoziazioni ho suggerito un compito metaforico, invece che dilungarmi in consigli:
tenere nella borsa un rotolo di banconota da 50€ per un valore di almeno 1000€.
Il denaro è potere. Stringendo queste banconote durante le trattative le dava sicurezza, potere, sicurezza, ruolo. Risultati ottimi.

Le donne che arrivano a fare proprie le qualità del leader  sono eccezionali. 

Devono essere aiutate a liberarsi, a esserci, a cancellare convinzioni autolimitanti. Poi vanno come un treno ad alta velocità.

Il poter potere è prerogativa del leader

Questo comportamento viene percepito dai collaboratori ed è per essi fonte di stimolo continuo.

Sapere quello che si vuole ed essere ottimista galvanizza il team di collaboratori, aiuta a superare incertezze e paure.

Se il leader incontra qualcuno che non ha queste affinità elettive e che non vuole aprirsi al nuovo, lo esautora. Se ne libera.

Purtroppo, anche recentemente ho incontrato, presentatomi da un collega, un sedicente leader a capo di una PMI nel settore dei fertilizzanti in microgranuli che a parole sapeva dove volesse andare, e che invece in pratica non riusciva nemmeno ad avere in mano la sua piccolissima azienda.

Questa era stata trasformata in minuscolo centro di ricerca, in un settore dominato da potenti multinazionali, benché la missione enunciata fosse lo sviluppo del fatturato attraverso la creazione di una rete di vendita multi-prodotto e multicanale (con tutto ciò che ne deriva). Auguri.

Questa confusione mentale e operativa contraddice tutto quanto è proprio di un leader vero.

D’altra parte essere un leader non è da tutti.

Fortunatamente ci sono imprenditori, manager e professionisti che vogliono rinforzare le qualità innate sopra descritte e apprendere quelle basate su training ed esperienze operative. Magari facendosi affiancare per un periodo da chi può accelerare questo processo e declinare il proprio personale “stile di guida”.

Ci sono profili a cui riferirsi, descritti anche nei miei articoli specifici sulla leadership. Aiutano.

Rimango fermamente convinto che ci si possa ispirare a questi modelli, anche se è più confortevole un abito tagliato su misura.

Cultura della Crescita

Creare una Cultura della Crescita e non un’arida ossessione per le performance, richiede il giusto mix fra componenti individuali e organizzative.

Il leader deve creare un ambiente in cui ci si sente protetti, dove il top si prende la responsabilità per errori e obiettivi mancati.

Incentivare l’apprendimento continuo stimolando curiosità, trasparenza, domande e suggerimenti e feed-back invece di giudizi, false certezze e atteggiamenti auto-protettivi.
Logico che i risultati contano, ma anche i deficit devono servire come apprendimento e occasioni di miglioramento individuale e collettivo.

Il leader supera ciò che è istintivo: nascondere gli errori, minimizzare gli insuccessi, coprire o negare le debolezze di competenze. Perché ci si sente vulnerabili, insicuri.

A volte si preferisce l’apparenza della famiglia (situazione non gestibile oggettivamente) gioiosa. Questo atteggiamento può reggere se le cose vanno bene o benino, ma al primo passo falso scattano le recriminazioni.

Talenti e conflitti

Il leader deve inserire in organizzazione talenti che aiutino la nuova visione, questa mentalità moderna.
Può, però, nascere un conflitto “politico” con i manager di lungo corso, abituati a pensare e ad agire come hanno sempre fatto.

Ho vissuto l’esperienza di un direttore generale che ha chiesto a tutti i collaboratori chiave di esprimersi in anonimo su plus e minus della dirigenza relativamente a etica, trasparenza, intenzioni, autenticità, competenze, comportamenti e risultati.

Gli output, alcuni pesanti e molto assertivi, sono stati discussi dai manager stessi.

Il leader si impegnò a far superare l’istintivo atteggiamento di difesa e puntò sulla responsabilità di ruolo e personale, stimolando il confronto per capire da cosa fossero generati giudizi negativi e come fosse possibile agire in modo diverso, valutando conseguenze e responsabilità del gruppo dirigente.

Il leader propose di stilare una serie di azioni e comportamenti più in linea con la cultura della crescita e con i suggerimenti dei key people.

Decise di monitorare con i propri manager una volta alla settimana gli avanzamenti.

Dopo 2 mesi decise di condividere con lo staff aziendale i risultati di questa operazione illustrando le decisioni prese e i comportamentisti attuati a seguito dei loro feed back.

Questo passaggio culturale richiede un leader che sappia bilanciare la sfida con la rassicurazione.

La domanda chiave

Il leader orientato alla cultura della performance si pone questa domanda:” Su quanta energia possiamo contare?” e la risposta non può che essere una quantità entro certi limiti.

Il leader della cultura della crescita si chiede:” Quanta energia possiamo liberare?” e la risposta e’ “infinita”, no limit.

Va da sé che il leader outsider, che punta alla crescita e non solo al risultato trimestrale, faccia perno sul team, sulla squadra.

Io con la mia squadra Fiat UK vinciamo gara di go-kart. Con la tuta azzurra, Mike Biscoe, mio product manager e ora CEO Maserati.

Questa evoluzione è culturale, prima di tutto. Dipende dai propri valori, dalla consapevolezza dei propri deficit, dalla propria autostima, dal desiderio di creare un “regno” piccolo o grande che sia, di contribuire al miglioramento della qualità della vita, dal proprio entusiasmo, dalla capacità di aggregare consenso perché ci sarà soddisfazione per tutti.

Come prendere la fatidica decisione

Il passaggio può essere preparato. Non è richiesto un exploit. Non funziona così. Allo stesso tempo non può perdere tempo nel continuare a chiedere cosa ne pensano consulenti, coach, colleghi, amici.

Una volta attuata un’approfondita ricerca, sempre indispensabile, la decisione gli viene dalla pancia.
Gli arriva da sola. La vede, la sente e la attua.

Per il leader la visione, che condivide, è l’elemento guida. Sa dove vuole andare, sa come arrivarci, sa come deve essere l’impresa fra N anni. La visione è un’ossessione sana.

Raggiungere lo stato desiderato trova il carburante nella motivazione di partecipare alla creazione di qualcosa d’importante non solo per sé, per il business, ma per l’intera comunità.

Come superare l’incertezza

Incontro ancora in molti imprenditori, manager e professionisti che lavorano anche per imprese fondate da tempo, molta incertezza.

L’esempio riportato dell’imprenditore che risponde “NI”, che incita gli altri a cambiare, ma che non dà l’esempio, che chiede, ma non ascolta, che riprende ma non suggerisce soluzioni forti, che rifiuta vezzosamente di assumersi la responsabilità di Amministratore Delegato è l’epitome dell’incerto narcisista.

Le sue decisioni non sono forti. Non cambiano in profondità uno status quo negativo.

Un esempio virtuoso

Al contrario, ho avuto come cliente un imprenditore che ha saputo reinventarsi.
Ha tolto i propri articoli dalla GDS (grande distribuzione specializzata), ha cercato e trovato clienti all’estero, ha inventato nuovi articoli, ha acquistato prima una macchina taglio laser usata per fare pratica, per poi sostituirla con l’ultimo modello e, non più giovanissimo d’età, ma con l’entusiasmo di un giovane, ha persino imparato ad usare in prima persona i programmi di Cad-Cam. Chapeau.

Infatti la sua azienda ha superato il fatidico break even point e oggi cresce e guadagna. In azienda c’è un clima positivo, entusiasta, di collaborazione e i clienti lo percepiscono e lo premiano.

Luigi B., una volta identificata la meta, non ha mai derogato di 1mm dalla sua road map. Ha imparato a ragionare in modo diverso rispetto alla sua vita precedente come imprenditore.

Consapevole delle difficoltà, consapevole dello sforzo necessario, si è spinto al limite per giungere dove prima non si “sognava “nemmeno di arrivare.

Abbandonare la GDS sembrava una follia, ma analizzando i margini e la difficoltà di avere un back log che gli saturasse la capacità produttiva, ha creduto in se stesso e con atteggiamento positivo si è rimesso ad imparare ed è diventato lo stimolo di se stesso facendo da esempio a tutta la sua squadra, pur scontrandosi all’inizio col capo produzione legato ai “soliti” articoli.

La cristallina sicurezza di Luigi B. nella propria visione  ha sciolto l’incertezza anche del responsabile di produzione, che oggi è rinato ritrovando la fiducia di affrontare una sfida nuova con spirito vincente.

Luigi B. ha capito che crescere è il fine di qualsiasi impresa e business, di qualsiasi manager e professionista. Ha capito che poteva avere sia l’uovo oggi che la gallina domani.

La storia di Luigi B. insegna qual è l’elemento più importante che deve avere un leader.

Ti svelo un segreto

Quando Luigi parlava con il capo produzione, bastian contrario, non aveva alcuna idea di come sarebbe andata l’azienda.

Ma comunicava con entusiasmo e “faccia tosta” che l’azienda stava già avendo successo e che, per miglioralo, occorreva anche l’apporto del responsabile di produzione (e del resto dello staff).

Il leader non deve mai far trasparire incertezza, anche se in effetti, non sa che pesci pigliare.

Quindi la capacità numero uno del leader – che nessuno ti rivela – è la capacità di mentire consapevolmente, deliberatamente a fin di bene.

E’ un effetto placebo. Ti comunico le aspettative alte che ho per stimolare una reazione naturale performante.

Ego, autostima, narcisismo il leader fa leva sui tratti di personalità profondi dei collaboratori.

Questo è stato l’approccio che ho suggerito a Luigi B. e, come in altri casi, ha funzionato perfettamente.

In termini di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) è la profezia che si auto-avvera.

Luigi B. una volta sicuro di poter liberare tutta l’energia dei collaboratori ha compiuto le altre mosse citate.

Conoscere più degli altri

Luigi B. ci insegna un altro aspetto, il leader deve conoscere, studiando e imparando, la scienza e l’evoluzione tecnologica. Non può delegare questo knowledge (conoscenza).
Deve essere sempre informato più di tutti sulle ultime scoperte o invenzioni e capire se possano o meno essere utilizzabili per velocizzare, raffinare la sua visione e la relativa implementazione.

Quindi deve dedicare parte del suo tempo all’aggiornamento.

Oggi i mezzi ci sono per sapere cosa sta succedendo nel mondo delle scienze applicate e della tecnologia.

Non voglio qui dilungarmi su intelligenza artificiale, blockchain, comunicazione quantica. O sul fatto che chi vuole vendere on line, oltre che in negozi, possa usare Shopify, senza scomodare Amazon o farsi la propria piattaforma di vendita digitale.

Sappi che vivrai trasformazioni che cambieranno il modo di vivere e di lavorare.
Scegli se vuoi essere artefice del tuo avvenire o subirlo.

Un leader oggi, manager, professionista, imprenditore di star- up o di aziende consolidate necessita delle caratteristiche che sono state descritte in questo articolo.

Soprattutto se vuoi adottare la pratica vincente della cultura della crescita e non essere un “prenditore”.

Se desideri maggiori informazioni o un preventivo, chiamami senza impegno, oppure usa il modulo contatto (intanto, ti consiglio caldamente di iscriverti alla mia newsletter).

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